Reja:

Reja, sabato arriva il Napoli. “Eh, quanti ricordi”. Cinque anni, dalla C1 all’Europa. I più belli della sua carriera? “Sì, li metto alla pari con la stagione al Molinella, nel ’79, serie D”. Un bel campionato anche quello? “Retrocedemmo in Promozione. Un ossimoro che mi ha segnato la vita”. In cinque anni ha avuto decine di giocatori: qual è quello che l’ha impressionata di più? “Corneliusson. Una pippa, ma mi accompagnava a casa la sera in macchina. Lo stimo come autista”. E per ragioni più tecniche? “Leandro. Un fuoriclasse, ma un po’ lento: una volta in allenamento nei test di velocità è stato superato dalla bandierina del calcio d’angolo”. Però queste sono meteore. Qualcuno che ha lasciato davvero il segno? “Calaiò”. Vero, però lei lo sostituiva sempre. “Ma era lui a chiedermelo: a un certo punto faceva un cenno con la testa e indicava gli spogliatoi”. Ma quello era un tic, Reja. Non se n’era mai accorto? “No, credevo non avesse il coraggio di dirmelo a voce”. Un Napoli-Lazio lei dovrebbe ricordarselo anche per un altro motivo: la lite negli spogliatoi con De Laurentiis. “Sì, lì ho sbagliato”. Si è pentito del gesto? “No, ho sbagliato la presa. Tecnicamente avrei dovuto stringere all’altezza della giugulare, invece ho schiacciato il pomo d’Adamo e l’unico effetto è stato un fastidioso conato di vomito”. Dice sul serio? “No, scherzo. Non ha vomitato. Ma lì era colpa sua”. In che senso? “Ero incazzato nero: la famosa crisi del girone di ritorno dello scorso anno, quella è tutta colpa del presidente”. Ma perché, può spiegarsi meglio? “Vi ricordate quando iniziò la crisi, no? Subito dopo Natale”. Sì, e allora? “I ragazzi avevano le gambe a pezzi, ma non era per la preparazione atletica: era colpa di “Natale a Rio”: ogni anno la stessa storia, tutti al Med a vedere il cinepanettone. E poi arriva la crisi. Povero Mazzarri, a lui non l’avevano avvisato”. Ormai è passata. E di Napoli che ricordo ha? “Il San Paolo, naturalmente. E poi quel lungo vialone affianco al mare pieno di belle signore”. Via Caracciolo? “No, la Domiziana per arrivare a Castelvolturno”. Buonasera, Reja. “Buonasera”.
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