Quanto vale il Napoli in difesa?

Negli occhi c’è ancora la drammatica sequenza di sabato scorso col Parma, in quel “pomeriggio di un giorno da cani”: Quagliarella là davanti si fa espellere e crea nervosismo dappertutto, la squadra resta allungata, il contropiede si rivela inesorabile, le incomprensioni in area inspiegabili, come una pugnalata arriva il gol della sconfitta. Ora a Bari l’obiettivo è dimenticare la partita di sabato e ovviamente smuovere la classifica. Eppure in quella sequenza c’è qualcosa che angoscia, anche a volerla e saperla archiviare. Quanto vale il Napoli in difesa? Abbastanza, quando a centrocampo si riesce a fare muro, quando i centrocampisti intercettano o almeno sporcano palloni, passaggi, iniziative altrui. Ma quando c’è da affrontare avversari con la palla al piede nella nostra difesa si aprono spazi che talvolta sono voragini. Ansioso di dar vita alle famose “ripartenze”, in cui Hamsik eccelle, il generosissimo centrocampo del Napoli non sempre riesce a garantire quella copertura pressoché totale della quale la nostra difesa avrebbe bisogno. Al di là degli episodi, si tratta di un aspetto tecnico del Napoli di quest’anno, che varrà la pena riesaminare. Intanto, però, a Bari bisogna farcela: a prescindere, direbbe Totò.
Luigi Compagna

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