Puerile follia
da squadra acerba

Non parlate di Champions, silenzio, il Napoli si spaventa. Questo Napoli, ancora un bambino, bello ma tenero e fragile, teme le vittorie decisive. Ieri l’ha afferrata nei primi minuti l’ha mollemente ceduta negli ultimi. Dall’1-0 al 2-3 passa una storia infinita: dagli errori di gennaio all’acerba voglia d’Europa. Il Napoli e Mazzarri si sono visti per un tempo. La superiorità di una squadra e la lucidità del suo allenatore si leggevano nella faccia disperata di Guidolin, che urlava ordini incomprensibili come il nostromo di una carretta alla deriva. Con quell’orecchio fasciato sembrava implorare aiuto e soccorso. L’iniziale vantaggio del Napoli ha smontato il suo congegno: un 3-5-2 per presidiare le corsie esterne. Ma il Napoli indovina quella giusta: la destra, quella che finalmente coincide con il destro di Zuniga. E’ lì che si infila Lavezzi, per offrire in velocità un assist a Quagliarella. Napoli già in vantaggio, possibile? Certo, e il Napoli prosegue d’impeto. A centrocampo anticipa sempre gli avversari e riparte. Mazzarri intanto migliora i rapporti. Pazienza va a marcare Jimenez, chiudendo una fonte di gioco. Gargano si rassegna a controllare Galoppa. Hamsik, arretrando un po’ diventa punto di riferimento, parte spesso a destra per Zuniga, meno a sinistra dove Aronica preferisce aspettare Zenoni. Proprio Zenoni, a sua volta, fa qualche passo indietro quando Guidolin rimodella la difesa: a quattro. Il Napoli prevale con il più alto ritmo, purtroppo è labile in fase di tiro. Veloce ma non cinico, grazioso e mai determinato il Napoli: avrebbe una sola mossa. Campagnaro è relegato nel terzetto difensivo e Aronica gioca esterno, l’inversione sarebbe opportuna ricordando la propulsione del jolly argentino, peraltro invocato dal pubblico. Ma si evidenzia la prima crepa tattica. Campagnaro, in assoluta anarchia, va in avanti: bene, si conosce ormai la sua vocazione offensiva ma non il suo vero compito. Più che un jolly prezioso, rischia di diventare un penoso ibrido. E’ un caso forse, ma Campagnaro sarà testimone inerme del secondo e terzo gol del Parma. Che cosa deve accadere perché Campagnaro giochi da esterno e Aronica in difesa? Nel secondo tempo, gli squilibri aumentano, ed è merito del Parma, questa volta. Il vero Napoli ed il vero Mazzarri prendono una pausa caffé. Guidolin ricostruisce tutta la catena di montaggio a sinistra, dove nel primo tempo il Napoli aveva preparato il gol, e imposta il suo dominio. Castellini sostiene Antonelli e qui Zuiniga perde qualche colpo, mentre Grava, purtroppo, ridiventa Grava, nella sua stagione da formidabile protagonista ed ex gregario. Non gli si poteva chiedere davvero di più. Ora la corsia fatale al Parma diventa la sua preferenziale. E’ dalla destra che nasce l’azione del pareggio: lo firma Antonelli, sospinto da Castellini, ovvio. Ma anche quella della vittoria con Crespo che raggira Grava e Campanaro prima dell’assist a Jimenez, il regista che finalmente riprende spazio, liberato dalle briglie di Pazienza. Questi accorgimenti tattici rimarcano i languori di un Napoli sfiorito: viene un dubbio. L’altro sabato, a Roma, quando la Lazio era in affanno, il Napoli evitò di schiacciarla per calcolo o perché anche quella volta accusava la fatica? Le prossime cinque partite diranno quanto e se incide la primavera sulla condizione atletica. La formazione del Napoli è freschezza con ritmo alto e contrasti aggressivi. E’ irresistibile, finché innesta il turbo. Il finale si complica per altri due motivi. Il primo: sono mancati i ricambi. Qualcuno dovrà spiegare perché Datolo e Contini sono andati via in un mercato che doveva potenziare il Napoli per la Champions, non decimarlo. Il teorema Mazzarri va riesaminato: davvero le squadre migliorano se hanno rose più scarne? Secondo: Quagliarella sul 2-2 si fa espellere per proteste. Era stato eccessivo nel mimare la sua rivincita qualche domenica fa. Lo è ancora una volta nel contestare l’arbitro. Un campione controlla i nervi e non lascia la squadra in dieci. Non c’è tempo per questa riflessione, passa un minuto e comincia l’isterico show di Mazzarri che si auto-espelle (“Sono io che me ne vado….”) abbandonando la squadra al suo destino ormai segnato. Pessimo esempio, che giustifica adesso Quagliarella. Se un allenatore si consegna ad un così scoperto autolesionismo, immaginate i giocatori accecati da tensione e fatica e gli stessi tifosi fatalmente suggestionati. Basta vittimismi e accuse agli arbitri, non vi sarebbero se solo il Napoli avesse gestito meglio il vantaggio e raddoppiato in tempo utile. De Laurentiis ha un’opportunità: riportare tutti alla calma e imporre uno stile Napoli, se c’è.

Antonio Corbo (tratto da La Repubblica)

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