Nel nostro calcio
i furbetti stanno al nord

A leggere questa pariglia di intercettazioni, questo taglia e scuci di scudetti, questo torneo di ripicche telefoniche che intorbidano una volta di più il nostro calcio malato, ci sarebbe da pigliarsi una pastiglia. Dal disgusto. Tanto più per i napolisti come noi che al massimo il numero lo trovavamo occupato o inesistente. Sempre.
Le elezioni ci hanno consegnato un Nord e un Sud che si guardano in cagnesco, Padania e Mezzogiorno si sfidano anche da Bonolis, Famiglia Cristiana ci avverte che l’unico bipolarismo che si è compiuto, come un delitto perfetto, è quello tra su e giù, sempre più giù.
Impossibile, dunque, non sorridere dei maneggi e del gran daffare del Grande Nord del calcio attorno alle designazioni arbitrali, una disincantata macumba. In questo federalismo dei potenti per il Sud non c’è mai stata cittadinanza. Qui per sognare in tricolore basta la magia di Diego ieri o di Quagliarella e Hamsik oggi. Però che piacere sottile a pensare a questi cupi padani che davvero si illudevano di poter predeterminare l’algebra folle del pallone.
Ricordassero: il calcio è sortilegio, e non sorteggio.
Riccardo Villari

ilnapolista © riproduzione riservata