Napoli-Cagliari, la mia faida gioiosa e familiare

Domenica 25 aprile la sfida tra Napoli e Cagliari si ripropone. Gli animi tra le due tifoserie sono accesi, soprattutto dopo il rocambolesco 3 a 3 al Sant’Elia, vivo nella memoria anche a causa dell’espulsione del Pocho nei minuti di recupero per una pallonata all’ormai defenestrato Allegri. Fin da piccolo, questo confronto ha suscitato in me una castrante forma di contrapposizione, un sentimento che rimane latente per quasi tutto l’anno per poi riemergere in occasione dello ”scontro”. A casa mia la partita tra Napoli e Cagliari non è solo una disputa calcistica ma si eleva al rango di conflitto tra due culture a me molto care: il tipico rigore isolano rappresentato da mia moglie contro la tanto amata sregolatezza della mia città, che degnamente rappresento.
Sono nato a Napoli ma ho origini sarde, ho sposato Giorgia, una ragazza sarda e mio figlio Luca è nato a Cagliari. Vivo a due passi dal San Paolo. Potete quindi ben capire cosa accade quando il match si avvicina. Il confronto, nel mio caso, non si disputa solo sul prato verde del terreno di gioco ma, soprattutto, tra le mura della mia casa, laddove ci si reca per affrancarsi dalle fatiche quotidiane, tanto per intenderci. Ebbene, per molti anni questa partita ha rappresentato motivo di litigio tra me e la mia gentile consorte Giorgia, vittima solo di essere tifosa dei suoi colori. Per non parlare poi di Luca che, dall’età di 3 anni, già si vestiva di rosso e blu in occasione dell’incontro. Ma sappiate che la costanza mi ha premiato, dopo circa 8 anni di fidanzamento e quasi 15 di matrimonio – tutti caratterizzati da una serpeggiante azione di sgretolamento ai danni di una fede calcistica inculcata per diritto di nascita – la luce dei miei occhi (Giorgia e Luca) tifano Napoli.
Qualche volta mi sento in colpa per avere subdolamente lavorato con pazienza e devozione a questa trasformazione. Poi il mio ”cuore azzurro” ricomincia a palpitare soprattutto perché so che il diniego opposto da Giorgia e Luca è maturato più per amore che per convinzione. Più ardimentosa è, invece, l’opera in corso nella terra del vento: i tanti cugini che vi risiedono (mia madre faceva parte di una famiglia composta da padre, madre e 12 figli) non perdono l’occasione per aizzare gli animi, forti di uno score che ultimamente li vede vincenti. Questo è il testo di un sms che ho ricevuto da mia cugina proprio oggi: ”domenica prossima mangeremo un maialetto alla salute tua e del Napoli… che ci darà altri tre punti”. Ma mi sa, però, che questa volta a tavola faranno bella mostra di sé tre pizze napoletane…
Nando Piantadosi

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