L’aria che tira a New York

Io mi sento più di là che di qua. Sono oltre 45 anni che vivo negli States, anni bellissimi, perché questa terra mi ha dato la possibilità di creare qualcosa di positivo, per questo non la rinnegherei mai! La mia esperienza da tifoso (Napolista oggi mi piace di più) è certamente un calvario che solamente chi vive all’estero, incluso la Padania, puo comprendere. Qui gli italiani che si incontrano e si frequentano sono in gran maggioranza meridionali, siciliani, campani, calabresi e pugliesi e così via. Questo dovrebbe essere tutto a mio vantaggio, che sono acerrimo nemico del tifo nordista incluso Roma e Lazio, invece sono in minoranza, solamente da pochi anni, esattamente da quando il Palermo è ritornato tra le grandi, i siciliani hanno incominciato a sentirsi tali, infatti prima in tutti i caffé da me frequentati, si faceva sfoggio del bianconero anche negli arredamenti…. cosa da matti!
Cosa dire poi degli interisti che svegliatisi da un lunghissimo letargo grazie anche alle peripezie del caro Moggi hanno aperto club e si vantano a squarciagola un po’ come il Polito…. ha ha ha ha.
Insomma questa è l’aria che si respira qui.
Ora vi racconto un fatterello che mi è capitato appena lo scorso anno, tutto vero anche i nomi:
Una mia cara amica siciliana doc, Graziella Bivona, dirigente del quotidiano America Oggi, mi manda una e-mail invitandomi a una cenetta intitolata “incontro tra amici” nel ristorante pizzeria “La Bella Napoli” di Clifton New Jersey”. Un po’ diffidente, ho chiesto di cosa si trattasse e a che scopo. Pronta risposta, ma dai, su, vieni, abbiamo deciso di mangiarci una buona pizza tra amici, ci siamo un po’ tutti. Allettato dal fatto che andavo in un ristorante con il proprietario napoletano, mi sono imbellettato,  ho forzato la mia signora (russa, che di calcio non se ne frega) e via per la pizzata. Ristorante (altro che pizzeria) elegante tanto di servizio per il parcheggio dell’auto, portiere alla porta d’ingresso insomma con la sagoma del Vesuvio che incoronava l’ingresso, via di corsa all’interno pancia mia fatti capanna.
MARONNA mia! Maronna e Pompei! Appena entro nella sala mi colpisce immediatamente la visione di alcuni cari amici di lunga data, tra cui spiccava Amedeo Sivori (uventino sfegatato il suo sangue non è rosso ma bianconero) amico e nemico sul campo sportivo, continuo a girarmi intorno e come un seminarista che scorge il nudo di una bella donna (Arcuri) vengo colpito quasi da un infarto: a tutta parete l’immagine oscena di Del Piero e di Buffon.
Tutti i pseudi amici… erano radunati al primo incontro del nuovo Juventus Club, come ciliegina sulla torta anche il mio Giuda (mio cugino Livio napoletano per nostra sventura ma già da tempo esiliato dalla sua famiglia) sciarpe bianconere striscioni, anche i tavoli erano apparecchiati con tali miseri colori, il colpo finale mi è giunto quando il proprietario si è presentato in veste lavorativa (pizzaiolo) bianconero!
Il ciuccio (solo) contro una marea di zebre. E’ chiaro che dopo il primo impatto (sgomento) mi sono ripreso e ho immediatamente chiesto la sostituzione dei tovaglioli (non ottenuta) ma almeno ho fatto sentire la mia voce, alla fine nonostante la trappola e il loro tentativo di farsi fotografare con me avendo alle spalle foto e striscioni della loro fede calcistica, ho spiegato loro che il tifo è una cosa seria che va gestito e curato nei minimi particolari. Quando la serie B ha accolto la Juve loro dove erano nascosti? Perché avevano ripudiato di tifare per il Palermo, Catania, Bari, Avellino? Tranne il mio amico Sivori presidente eletto dei resuscitati, che è ligure, tutti erano del profondo Sud, traditori delle proprie origini. Io Napolista ho cantato e osannato del mio Napoli anche quando siamo andati a giocare a Gela.
Ancora un affronto ho dovuto subire quella sera, nel conto da pagare avevano barattato con il proprietario una quota per il nascente covo. Insomma sono stato fregato, ma loro hanno dimostrato che Calciopoli non è stata una meteora, anche i club…
<strong>Giulio Picolli</strong>

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