A Bari voglio essere la star

Potrebbe essere un sabato tranquillo, potrebbe ma non lo è. Il prepartita comincia il sabato mattina, davanti alla scuola dove accompagno mia figlia che, solitamente, il giorno della partita, disconosco. Perché? Ma scusate voi a una figlia a cui piace il calcio ma che è tifosa juventina e che regolarmente butta la “seccia” sugli azzurri cosa fareste? Appunto! il disconoscimento è il minimo, e la sofferenza, da padre e napolista, il massimo.
Ma torniamo alla vigilia. Premetto che io quando “la Bari” è stata promossa in “A” ho festeggiato con i miei amici baresi i quali si sono molto meravigliati di ciò, ma io ho chiaramente spiegato loro che ero felice perché, con la promozione della loro squadra, il Napoli si era già assicurato 6 punti in campionato: non vi dico le loro parole.
Allora, stamattina è cominciato il calvario che, sin dalla sera della partita di andata, è iniziato con le recriminazioni sull’arbitraggio, sui rigori, sull’espulsione, insomma una lamentela continua accompagnata da una solenne promessa di “vendetta, tremenda vendetta, da consumarsi nella partita di ritorno. Cioè domani.
I miei amici, tifosi sfegatati del Bari vincente ma assolutamente assenti da stadio e tifo quando il Bari navigava a vista, sono convinti della vittoria e non stanno perdendo occasione per ricordarmelo. Stasera per esempio, sono convinto, mi faranno trovare una sorpresa, perché li ho sentiti confabulare a proposito di uno scherzo da farmi nell’occasione. E mi hanno pure invitato allo stadio, ma secondo voi riuscirei io a trattenere la gioia in occasione dei sicuri gol del Napoli?  Glielo ho detto e loro si sono arrabbiati, chissà perché.
Ma io mi sono già organizzato la domenica: pranzo in casa, il menù prevede la presenza di un sano ragù, da terminare alle 15.00 e poi maglia azzurra addosso, sciarpa sul tavolino del divano. mia figlia cacciata via dalla stanza e vai col tifo.
Giovanni Palantra

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