Il sogno di De Rosa
Conoscere Quagliarella

A furia di mangiare perciatelle, il rookie dell’anno 2009 ha messo su muscoli e ambizioni: dopo il 6° posto nella classifica finale del Mondiale della ormai ex classe 250, Raffaele De Rosa vuole di più. Il 23enne di Fuorigrotta, al sesto anno di motomondiale, affronterà la stagione che inizia domenica in Qatar in sella alla moto del Team Tech 3, nella neonata classe Moto2, con la volontà di combattere a fondo. «La categoria è nuova per tutti – dice -, sarà un Mondiale più divertente e combattuto perché partiamo tutti con lo stesso motore e verranno esaltate sia l’abilità dei costruttori nel fare i telai, sia le capacità dei piloti».
Finora nei test, tranne un bel 3° tempo sul bagnato di Jerez, non è mai stato in alto della lista dei tempi: problemi o difficoltà di adattamento?
«L’adattamento va bene, anche se la moto è più pesante e la 250 aveva un motore che impressionava di più. Abbiamo avuto un po’ di problemi, è vero, ma per il Qatar saremo a posto: la messa a punto conta molto, i ragazzi del team sono molto preparati e ho fiducia nelle loro qualità».
Giù la maschera, qual è l’obiettivo minimo per questo 2010?
«Vorrei essere costantemente fra i primi 5, vincere il mio primo GP e cercare di giocarmela, ma il livello è alto».
Ma un pensierino al Mondiale lei lo fa?
«Farò di tutto per portare il Mondiale a Napoli, sarebbe un sogno, ma è difficile e la concorrenza è molto agguerrita, a cominciare dai reduci della MotoGp, Elias e De Angelis su tutti».
Per riuscirci userà qualche consiglio dei suoi amici, Rossi e Simoncelli?
«Sono legato a loro da quando, fino a due anni fa, vivevo in Emilia e ci allenavamo spesso insieme con il motocross. Con Marco siamo amici e coetanei; Valentino lo sento più di rado, ma solo perché ha troppi impegni. Quando lo incontro, però, è sempre un piacere, è grande e umile nel dare dei consigli».
Come si svolge il suo allenamento quotidiano?
«Palestra, corsa e motocross sulle piste di Acerra e Castel di Sasso, vicino a Caserta. La componente fisica è molto importante: adesso lavoro sotto la guida del preparatore napoletano Arturo Di Mezza, (4° ad Atlanta ’96 della 50 km di marcia, ndr), che mi dà indicazioni utili soprattutto per migliorare la resistenza».
Napoli, le sue radici, riesce a tornare sempre qui fra un GP e l’altro?
«Certo, anche se solo per pochi giorni, come succederà fra il GP del Qatar e quello del Giappone, ho bisogno di tornare qui: mi mancano la cucina di mamma Tonia, le mie sorelle Pina e Gelsomina, la mia ragazza Maria Grazia, anche se ogni tanto lei mi segue in pista. Inoltre c’è il rituale della pizza o della cena fuori con gli amici nei posti a noi cari, come Nennella ai Quartieri Spagnoli o La Fattoria del Campiglione a Pozzuoli».
Poi suo padre Antonio, che la segue in pista e per lei è stato così importante.
«È la persona a cui devo tutto, ha fatto sacrifici enormi per me, sostenendo con i proventi del suo lavoro, una concessionaria di auto usate, la mia carriera e togliendoli alla disponibilità della famiglia. Lo ringrazierò sempre».
Dopo le moto, il Napoli è la sua passione, e non ne nasconde la fede, con l’adesivo sul casco.
«Quest’anno l’ho potuto vedere dal vivo solo una volta, in curva: la stagione è buona, la squadra può centrare un posto in Europa, ma la Champions è un passo eccessivo per il nostro livello tecnico attuale».
Chi sono i giocatori che ammira di più?
«Hamsik e Lavezzi, ma pure Gargano e Grava che in campo danno sempre tutto. Poi c’è Quagliarella, un idolo. Mi piacerebbe tanto conoscerlo».

ilnapolista © riproduzione riservata