Il peso della fatica
e i pochi cambi

Telegramma di cronaca: accontentarsi. Telegramma sul futuro: niente è pregiudicato. A nei risultati di ieri si avverte un retrogusto sgradevole. Forse in casa azzurra ci si illudeva di sollevare l’umore mediante il confronto con le rivali. Invece tutte le contendenti della zona Europa (dalla Champions alla League) non hanno fallito e il Napoli ora è settimo.

Le critiche – Il giorno dopo la sconfitta col Parma, i critici più equilibrati concordano su due punti. Il primo è l’assenza di un attaccante che sappia concretizzare la mole di lavoro per raggiungere la porta avversaria. Il secondo: non risiede solo nel reparto avanzato la chiave della partita persa. Paradossalmente, da un’occhiata alle cifre di sabato (tutte favorevoli al Napoli) emergono i difetti del Napoli. Possesso palla: 65%, Parma 45. Tiri: Napoli 16 (di cui 9 in porta), Parma 10: di cui 6 in porta, ovvero una rete ogni due tentativi.

Gli errori – Le partite non si riscrivono, ma chissà se, in caso di annullamento del 3-2 (per presunto fallo di Crespo su Grava), il match sarebbe finito con un pari. Mancavano 6 minuti alla fine e ad accasciarsi sulle corde erano gli azzurri. Qui si può cominciare a discutere. Il Napoli, dopo l’1-1 con la Lazio, doveva vincere per mantenere le distanze e non ci è riuscito, vuoi per errori, ancor più vistosi, nel pacchetto arretrato. Non è da Napoli perdere per gli affondi e il gol del bravo “evergreen” Crespo, l’attaccante più pericoloso, nonché l’unico, schierato dagli emiliani, non certo un tipetto piccolo e veloce (alla Miccoli) bensì un ragazzone che dà nell’occhio. Così come Antonelli, esterno di 1,85, che è quasi buffo nel primo gol, quando colpisce di testa accorciando il collo, come Tiramolla. Bravo lui, ma la marcatura dov’era? Lontano, a causa delle continue sfacchinate. Il peso della fatica s’avverte. La squadra che, con grande umiltà ed intensità, s’era riportata a ridosso delle prime quattro è sparita nel momento decisivo. In una partita – come l’ultima disputata – da vincere, il Napoli ha patito la strategia operata dal Parma: una sola punta, due sentinelle su Zuniga e tutti gli altri a fisarmonica.. Però abili a ribaltare il fronte e altrettanto capaci di cavare tre gol da sei palle-gol. Forse bisognerebbe convincersi che esistono ue Napoli: quello delle vetrine importanti e quello spossato, meno grintoso, meno rapido, meno attento, meno pratico. Spesso le angustie del secondo (quello visto contro la Lazio e il Parma) sono figlie delle sgobbate del primo. Il prossimo turno manda in sorte proprio una di queste avversarie meno blasonate. Ci si augura che, domenica, scenda in campo il primo dei due Napoli, a dispetto della falcidie di infortuni e squalifiche nonostante un organico ridotto all’osso.
Toni Iavarone (tratto da Il Mattino)

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