Il mio San Paolo
con lo streaming giusto

Mancano quattro giornate alla fine del campionato. Dodici punti in palio. Ne dobbiamo recuperare cinque alla Sampdoria, tre al Palermo, anzi quattro perché siamo in difetto nei confronti diretti. Un’impresa? No. Il calendario può esserci ancora favorevole. Abbiamo il dovere di crederci. Noi tifosi, vicini e lontani, e i nostri ragazzi fino all’ultimo secondo di recupero. Perché il jingle della Champions non è un’aspirazione, un incentivo; è diventato un tormento.  L’avevo confidato a colleghi ed amici romani quando eravamo terzi in classifica: "Preferisco lottare per il sesto posto, piuttosto che rischiare di arrivare quinto a uno/due punti dai preliminari di Champions!". Farebbe troppo male. Temevo, ahimè, quello che poi è accaduto. Ci siamo complicati la vita e ora bisogna lottare e rischiare. Crescere. Patire. Così in alto rischiavamo di scombussolare le tacite alleanze delle potenze del nostro calcio. Siamo scivolati ai margini della zona Europa, e non solo per demeriti nostri. Ma non fraintendetemi. Non credo ai disegni anti-Napoli. Non credo in congiure o arbitraggi pilotati. Il Napoli sta pagando lo scotto di chi improvvisamente raggiunge una dimensione superiore alle aspettative e simpatie di tutti. Di chi che per legittimare le proprie ambizioni deve produrre il doppio, meritare rispetto. Avviene così in tutti gli ambienti e il calcio non ne è esente.
Per vivere la Champions al San Paolo dovremo dimostrare di essere più forti del gol annullato ad Hamsik con il Palermo, o dei rigori negati a Maggio, Quagliarella e Lavezzi con l’Udinese, il Parma, la Roma e la Fiorentina. Torti arbitrali innegabili, senza i quali saremmo più su, ma che non devono fornire alibi o giustificazioni. Devono fortificare e trasmettere maggiore ardore, determinazione. Dalle parti nostre si dice ‘ca nisciun’ è fesso’. Ecco, non facciamoci dire: “Il Napoli non era maturo per raggiungere la Champions”. Avrebbe il gusto amaro dello sberleffo!
In queste settimane, vivere a Roma da tifoso del Napoli trasmette tanta energia. Proviamo a imparare da chi tra lo scetticismo generale, senza far rumore, è lassù e potrebbe compiere un’impresa priva di precedenti: vincere lo scudetto recuperando 14 punti in 18 giornate con una media di 2,5 punti nelle ultime venti partite. Sui balconi in città non sventola alcuna bandiera, ma nei colorifici non è possibile trovare più pitture rosso porpora e giallo ocra. Il magma della festa si prepara ad esplodere in ogni angolo della città per il momento silente, che ha avuto un piccolo sussulto solo dopo il derby vinto con la doppietta di Vucinic. Le radio romane accompagnano il traffico del raccordo anulare; negli uffici, i mercati, i bar non si parla d’altro, ma con moderazione, perche qui hanno capito che l’avversario più temibile è l’entusiasmo.
Domenica c’è Napoli-Cagliari. La Roma è costretta a battere la Samp e non mi aspetto molto dal Milan a Palermo. Potremmo arrivare a -3, con un pizzico di fortuna a -2 dal quarto posto. L’attesa è sempre colma di speranza. Sì. Ci credo e trepido. Il mio San Paolo è lontano ben più dei 200 chilometri che mi separano da Napoli. Oltre l’autostrada A1 c’è un lavoro che spesso ti porta lontano o ti rende difficile seguire direttamente la partita. Allora ti organizzi. Cerchi il modo di non perdere neanche un minuto. Seduto nervosamente sul divano a soffrire davanti alla tv, o a un monitor di servizio o a un pc cercando lo streaming giusto, oppure ascoltando l’autoradio o leggendo gli sms di amici fidati. Non importa dove sei, cosa fai. Ciò che conta è esserci. Sempre. Con la mente, l’ansia, gli amuleti, e quando puoi con la maglietta portafortuna, quella che indossi sin dalla prima giornata, esclusivamente per la durata della partita, e lavi solo a fine stagione. Tutto conta e ogni sabato, domenica o mercoledì che sia ha i propri riti.
<strong>Francesco Passariello </strong>(Responsabile Ufficio Stampa Federazione Italiana Nuoto)

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