I premi Champions
già previsti nei contratti

Questione di stile, oltre che di strategie. Maurizio Zamparini ha sbandierato le sue intenzioni ai quattro venti. «Prometto due milioni di premio ai giocatori del Palermo per la qualificazione alla Champions …». Bell’incentivo, non c’è che dire. Di quelli che mettono le ali piedi a una squadra, moltiplicandone le ambizioni nella fase cruciale del campionato. Ma utile anche al presidente per lanciare un messaggio alla tifoseria, lasciando intendere di essere disposto a qualsiasi sacrificio per raggiungere il traguardo.
Così funziona, nel calcio.E l’insolito silenzio sull’argomento di Aurelio De Laurentiis, infatti, ha alimentato addirittura qualche dubbio tra i sostenitori azzurri.
«Non vuole andare in Europa…», hanno malignato i più sospettosi. Tam tam ingrato, oltre che del tutto fuori posto, nonostante le prudenti dichiarazioni ufficiali del presidente. «Piedi per terra, mai detto di puntare al quarto posto della classifica». Ma la verità è un’altra: il numero uno del Napoli crede alla qualificazione per la Champions League quanto il suo collega Zamparini. Ed è pronto a ricompensare la squadra.
Niente slogan milionari, però. Per eleganza e perché non ce n’è bisogno. De Laurentiis ha infatti giocato in largo anticipo, rispetto alla strategia last minute del Palermo. L’ipotesi quarto posto, in gran segreto, è sempre stata presente nei pensieri del presidente, non solo adesso che il traguardoè vicino. Il premio Champions, questo il gustoso retroscena, era già stato previsto dal Napoli negli accordi economici stipulati con quasi tutti i giocatori, ben prima dell’inizio della stagione. Non un bonus collettivo, come succede nella maggior parte delle squadre, ma proporzionato al valore contrattuale e sportivo di ogni azzurro: da 100 mila euro in giù, si sussurra. Scelta logica: il contributo di Hamsik, esempio di big, non si può paragonare a quello di Rullo o Gianello. C’è un solo problema: nei contratti più vecchi, firmati ai tempi della B, non c’è traccia dell’incentivo. Sarà dolce rimediare.
<strong>Marco Azzi  <em>(tratto da la Repubblica)</em></strong>

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