I due colori di Maurizio de Giovanni

<em>"Maurizio de Giovanni ha due colori nel cuore: il giallo e l’azzurro. Ma chi lo conosce bene sa che, se fosse costretto a scegliere, non mostrerebbe esitazione: l’azzurro del Napoli e l’azzurro di Napoli". Comincia così, sul Mattino, la recensione di Pietro Treccagnoli dell’istant book realizzato da de Giovanni sulla vittoria del Napoli a Torino. Parole che prendiamo a prestito e che riportiamo fedelmente facendo omaggio ad uno che come, come noi, si sente per primo un Napolista. </em><img title="Continua…" src="http://ilnapolista.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /><em>"Il visionario commissario Ricciardi avrebbe le ore contate: le sue quattro stagioni non suonerebbero più. Perché de Giovanni è tifoso e scrittore, in questo ordine rigoroso. Tifoso dalla fede incrollabile e sofferente, ma un grande scrittore, inesauribile, versatile, capace di tenerti avvinghiato negli intrecci di un poliziesco di classe (per la cronaca, de Giovanni, chiusa la saga di Ricciardi edita da Fandango, si metterà a lavoro per quattro nuovi libri che darà a Einaudi) e imbattibile nel farti gioire dei trionfi sportivi, con un gusto saporitamente popolare. Si capisce subito che ama scrivere, ma pure che ama leggere. Perché de Giovanni è unico nel raccontare i libri degli altri. Un talento. Chi ha assistito a qualcuna delle tante presentazioni in cui, con gentile accondiscendenza, si lascia trascinare, sa di cosa parliamo. Si starebbe per ore ad ascoltarlo e persino allo autore stesso del libro verrebbe voglia di rileggere quello che ha scritto, perché gli sembra molto più interessante e profondo di quando lui l’ha scritto. È straordinario, de Giovanni, perché da grande tifoso del Napoli, s’è capito, riesce a descrivere partite e pubblico come nessun «patuto» saprebbe fare. Questa passione, grazie al dio della letteratura, de Giovanni l’ha messa a frutto, realizzando una serie di lunghi racconti, racchiusi in libretti pubblicati da Cento Autori nella collana «Leggere veloce», dedicati alla sfide storiche del club azzurro. In questi giorni sta per uscire il terzo, quasi un «istant tale», dedicato alla vittoria del Napoli sulla Juventus nello scorso ottobre. È Miracolo a Torino. Juve-Napoli 2-3 (pagg. 45, euro 3) che segue Juve-Napoli 1-3. La presa di Torino, che narra la vittoria nel campionato del primo scudetto, e Ti racconto il 10 maggio (sulla notte più azzurra per Napoli). Miracolo a Torino ha la grazia della satira e la ruvidezza della stregoneria. Due magie in una mano sola. La short story intreccia un doppio sguardo: quello di Massimo, uno scrittore trascinato a vedere e commentare la disfida piemontese nello studio televisivo di un’emittente trash napoletana, circondata dalla fauna esilarante in cui s’imbatte chiunque si addentri, a colpi di zapping, nella foresta dei canali locali, e lo sguardo di Margherita, una donna meridionale che assiste alla partita nella tribuna dell’Olimpico, assediata da supponenti tifosi bianconeri. Lontani centinaia di chilometri, ma vicini in un improvviso ricordo, tra i due scatterà la scintilla che, chissà, farà compiere il miracolo delle tre reti (doppietta di Marekiaro Hamsik, storta va, slovacca viene) della clamorosa rimonta. Come finì lo sappiamo, confusi e felici, come sempre, come da stereotipo. Il cuore del napoletano era appagato. Battere la Juve è il suo scudetto. Per il resto Mazzarri può pure invocare san Gennaro, ma il grosso è fatto. Ecco, de Giovanni sa sintonizzarsi come nessun altro scrittore italiano con il sentimento popolare che, direbbe il cantautore, nasce da meccaniche divine: un rapimento mistico e sensuale che confina e sconfina dal rettangolo verde di uno stadio alle praterie infinite della letteratura".</em>

<strong>Pietro Treccagnoli (tratto da Il Mattino) </strong>

ilnapolista © riproduzione riservata