Gesù, Giuseppe, Maria
e l’eurostrapuntino

“Gesù, Giuseppe e Maria…”: strappa qua, aggiusta là, lima un po’, poi cancella tutto di nuovo e…miettete ‘a ‘ffa ‘o presebbio ‘nata vota. Una sofferenza. “Gesù, Giuseppe e Maria…”, se ne usciva nonna Emma quando non c’erano vie d’uscita. Un tormento. Quattro giorni con cuore e cervello a bagnomaria. I pensieri anchilosati. Le emozioni nel freezer. Perfino la sintassi con chiari sintomi di congelamento. Una pena. E, tutt’intorno, il mondo che si sbriciolava: tre giornate a Quagliarella e tre comizi di Mazzarri. Il silenzio gonfio di rabbia di don Aurelio. Una nuvola d’ira. Una botta tremenda, vissuta in diretta dalla Posillipo, poi vista e rivista in pieno delirio autolesionistico grazie a MySky, accidenti a Murdoch e alle sue diavolerie elettroniche. Il Parma come il finis Africae? Ma no, la vita continua. Già, peccato che continui una schifezza. “Gesù, Giuseppe e Maria…”. Flusso (incontrollato) di coscienza o denuncia lucida? Al terzo caffé della giornata posso, finalmente, sciogliere la riserva: l’uno e l’altra; flusso di coscienza e denuncia. Per chi ha memoria, una cosa tipo l’”Io so” pasoliniano. E dunque.
Io so come va a finire: ci dovremo accontentare di uno strapuntino in Europa League, perché oltre non ci è consentito di andare.
Io so quello che hanno pensato, per tutta la stagione, i padroni del vapore: ma dove credono di arrivare, ‘sti quattro straccioni capeggiati da un allenatore da avanspettacolo e un cinematografaro caciarone?
Io so quello che hanno deciso: risollevare le sorti della Real Casa di Torino, nonostante chi va in campo assomigli più a una banda di musica che ad una squadra di calcio.
Io so che è in atto una gigantesca ristrutturazione del potere calcistico, che potrebbe passare, ohibò, perfino attraverso il quarto scudetto della Roma. Così l’Inter torna coi piedi per terra.
Io so che a questa ristrutturazione stanno lavorando in tanti: i grandi potentati economico – finanziari impegnati a spartirsi le spoglie del sistema Italia, la grande stampa, le lobby pubblicitarie, a cui il tremebondo palazzo del calcio è legato da un rapporto di tipo vassallatico. Feudale.
Io so che tra poco Moggi tornerà, con le stimmate del perseguitato e l’aureola dell’eroe nazionale. E non ce ne sarà più per nessuno.
Io so che noi contiamo quanto il due di coppe con la briscola a spade. Ma che c’eravamo messi in testa? Che la differenza la facessero il genio euclideo dello slovacco, i piedi al fulmicotone del Quaglia e i dribbling ubriacanti del Pocho? Illusi.
Io so che una tappa importante della Grande Restaurazione saranno le convocazioni per il mondiale sudafricano: allungheranno la vita (e le quotazioni di mercato) a parecchi elefanti che hanno già completato il viale del tramonto.
Io so che, se queste sono le premesse, da napolista fottuto e inguaribile, ai mondiali mi asterrò rigorosamente dal tifare per la squadra della Figc. Non ho che l’imbarazzo della scelta: Slovacchia o Argentina, deciderò più avanti.
“Gesù, Giuseppe e Maria… Squaglia ‘o diavolo e vince Dio”.
Massimiliano Amato

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