Il Cagliari, bestia nera
di Aurelio De Laurentiis

Venticinque aprile 1993. Gianfranco Zola, con la maglia azzurra, regala al Napoli la vittoria sul Cagliari. Lui che studiava Maradona in allenamento, e come lui sapeva accarezzare il pallone, soprattutto sui calci di punizione, con un sinistro morbido beffò Mario Ielpo a tre minuti dalla fine. Fu l’ultimo anno del tamburino sardo in maglia azzurra che raccolse gloria e gol al Parma, poi di nuovo al Cagliari e al Chelsea.
Tanto ci basterebbe anche domenica prossima, un altro 25 aprile di 17 anni dopo. Un golletto solo, magari segnato anche da De Sanctis, da Hoffer, da Rullo, per tornare a sorridere contro gli isolani. Nell’era De Laurentiis, il Napoli non ha mai battuto il Cagliari. Contro di loro facemmo il nostro ritorno in serie A e fu una cocente sconfitta al San Paolo: 2-0 e Calaiò finì per sempre in panchina. Al ritorno andò persino peggio. In vantaggio grazie ad Hamsik fino al 90′, prendemmo due gol in tre minuti che aprirono la classica crisi del ritorno. La scorsa stagione non andò meglio, un gol di Conti all’ultimo minuto ci tolse la vittoria al San Paolo. Finì 2-2.
All’andata quest’anno è stata buttata al vento la vittoria. Per la gioia del presidente Cellino che ha ricoperto di insulti i tifosi napoletani, magicamente presenti al Sant’Elia. Dopo essere passati in vantaggio, un doppio vantaggio (Lavezzi-Pazienza) il Napoli si è fatto rimontare e addirittura superare. Lavezzi, poi, si fece persino espellere per aver scagliato il pallone contro Allegri. Dopo che Larrivey, Matri e Jeda avevano firmato la rimonta e il vantaggio sardo. Poi, per fortuna. in piena zona Mazzarri, Bogliacino ristabilì la parità.
Ma quanto rammarico non aver battuto il Cagliari in terra sarda. Diciamoci la verità: Cellino non è proprio un mostro di simpatia e ricacciargli in gola quegli insulti sarebbe stato proprio… il Massimo. Ma ora c’è una grande occasione: batterli al San Paolo, nel giorno della Liberazione. Un’altra volta, 17 anni dopo.  Liberateci dai quattro mori (il simbolo presente nella bandiera cagliaritana) almeno per un giorno. Magari, questo “mostro a quattro teste” voltasse il capo o lo chinasse per un successo che aspettiamo da tanto. E per una volta, una sola volta, possiamo ricacciarli nell’isola che non c’è. E poi dritti fino al mattino, un mattino che si chiama Europa.
Donato Martucci

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