Conferenza a Dubai?
Scelgo il Napoli al S.Paolo

“Beato chi possiede l’abbonamento”. Ho sentito pronunciare tante volte questa frase prima di un incontro di cartello. Ma le cose non stanno come la gente crede. L’abbonato, appena mette piede nello stadio, incrocia gli steward che, in altre città, sono preposti alla corretta sistemazione degli spettatori sugli spalti. Qui, invece, sono impegnati a rimorchiare le colleghe più carine. Sicché l’abbonato, di solito, trova il suo posto occupato da spettatori che si sono imbucati. Egli si chiede come ci siano riusciti. Prima di entrare, lui deve superare tre posti di blocco e un tornello fornito di sistema di identificazione magnetica. Poi riflette che da noi i legami di parentela, di amicizia, di buon vicinato disciplinano tutti i rapporti sociali. E al San Paolo non si fanno eccezioni.
Anche se a qualcuno potrà sembrare incredibile, l’abbonato programma perfino i suoi impegni di lavoro sulle date delle partite. Prendete me, per esempio. “Signor Serio, le proponiamo un giro di conferenze sulla Comunicazione a Dubai” mi informa per telefono un certo Abdul. Da tempo sogno di visitare quella città e adesso ho l’occasione di farlo senza spendere un centesimo, anzi guadagnandoci un mucchio di petrodollari. Abdul mi comunica le date delle conferenze, consulto l’agenda ed ecco, in uno dei giorni proposti, si disputa una partita in casa. “Purtroppo ho un impegno improrogabile” rispondo “Potremmo anticipare la data del rientro di ventiquattr’ore?“. “Controllo se è possibile e le faccio sapere”. Per fortuna il figlio del deserto mi richiama. Ma se non l’avesse fatto, addio Dubai, addio petrodollari e… forza Napoli!
Durante la partita, sugli spalti, l’abbonato si lascia andare a pratiche scaramantiche che susciterebbero l’invidia di un sacerdote voodoo. Per esempio, i più anziani si scambiano di posto quando la partita si mette male, quasi che la prestazione di Quagliarella potesse dipendere dal posizionamento del loro deretano su questo o quel seggiolino. Altri portano da casa enormi pannelli di tela inneggianti ai loro eroi. Ricordano un po’ i fedeli che trasportano a spalla le immagini sacre durante le processioni. E la similitudine non è casuale. L’urlo che sottolinea il passaggio del pallone oltre la linea della porta avversaria ricorda, fin troppo da vicino, quello che accompagna l’estasi mistica.
Certo, per i clienti delle tivù satellitari è facile proclamare la propria passione. Ma quando Lavezzi è fuori forma o Hamsik sbaglia un rigore, è l’abbonato a mettere a dura prova il suo metabolismo, già gravemente danneggiato dal panino con porchetta ingurgitato in fretta fuori dallo stadio. Il pagante ‘a prescindere’, come direbbe Totò, smania sul suo seggiolino esposto alle intemperie. E, per allentare la tensione, non può sintonizzarsi su un altro canale dove trasmettono un programma di televendite di pentole, né può prendere a calci il cane quando Gargano sbaglia l’ennesimo assist.
La sua condizione quasi eroica tuttavia presenta qualche vantaggio. Se intende consumare un tradimento, può contare sul traffico all’uscita dello stadio. Il ritorno a casa in auto richiede, fra andata e ritorno, parecchie ore. Sicché, mentre la moglie (o il marito) lo aspetta, egli può dedicarsi a due passioni nello stesso pomeriggio.
Certo, noi abbonati siamo ritenuti persone fedeli, come dimostra l’attaccamento ai nostri colori. Ma siamo pur sempre napoletani e, in quanto tali, specie nell’esercizio della virtù, non ritieniamo che sia opportuno esagerare
Michele Serio.

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