Le trasferte con la tessera
di un altro club

Sabato ero all’Olimpico per Lazio-Napoli. Ho visto girare i biglietti omaggio per i  duecento napoletani che erano in Monte Mario. Ho visto altri come me, tifoso napoletano da trent’anni, praticamente da quando sono nato, che tifavano con i classici “due piedi in una scarpa” per evitare di urtare la suscettibilità dei laziali. Abbiamo pareggiato 1-1 e io c’ero. Ho visto il gol di Floccari e quello di Hamsik. Ma c’ero. E c’ero grazie alla tessera del tifoso. Non certo quella del Napoli che “per problemi organizzativi” non la vuole, ma di un’odiata squadra a strisce verticali del nord che adesso mi ha anche schedato come suo sostenitore. O’ fridd ‘ncuoll quando è arrivata la lettera che mi accoglieva come loro tifoso. Il fine giustifica i mezzi si dirà. A me sono bastate una telefonata in Lega Calcio, dieci euro, la carta d’identità ed una filiale di una banca napoletana per acquistare questa sorta di postpay che mi permette di  seguire il Napoli ovunque vada. Un’idea nata lo scorso anno. Ma perché, pensavo, invece di piangersi addosso, sempre e comunque, urlando ai torti subiti,  i napoletani non trovano il modo per seguire la loro squadra del cuore in tutta Italia legalmente? Esiste una legge che ci fa pagare per errori passati, ma c’è anche un evidente accanimento nei nostri confronti. Io c’ero anche a Roma-Napoli,  il 31 agosto dello scorso anno e vi assicuro che non è accaduto nulla di particolare e invece i romanisti fanno danni dappertutto e poi gli permettono di avere 15.000 biglietti per Bari. Alla Lega calcio sono stati gentilissimi: “Guardi, basta che lei possegga una tessera del tifoso, di qualsiasi squadra, e può acquistare biglietti per una qualunque partita”. Nessuna limitazione. E allora Inter, Genoa, Livorno, Firenze, Torino, Milan, Roma. Sono stato dappertutto con la mia fidanzata, “malata” come me. La prossima sarà Bari. A Roma ho dovuto pagare 66 euro mentre la società ha distribuito biglietti omaggio. E mi chiedo perché il Napoli non voglia la tessera del tifoso. Forse ventimila napoletani al seguito significano altrettanti abbonamenti Sky in meno? O i gruppi organizzati premono sulla società? Di tempo ne è passato da quel 6 gennaio 1994  quando, a tredici anni e mezzo,  scappai da casa per infilarmi nel pullman degli Ultras destinazione Milano e dove vidi segnare Fabio Cannavaro al Milan. Il mio lavoro ogni tanto mi costringe a girare l’Italia. Non c’è posto che non abbia aeroporto e un volo diretto per Milano, Roma, Torino o Napoli. La prossima trasferta spero di farla in Europa. Ero anche a Lisbona, ma il mio sogno è una capitale tipo Londra o Madrid. Significa che saremo arrivati molto in alto. (Il tesserato è un frequentatore del nostro sito che ha voluto darci la sua testimonianza sulle trasferte del Napoli)

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