Torino, fratelli con lo sguardo

Sono a Torino per amore (di una donna e non di una squadra, sia chiaro!). In realtà circa 10 anni fa mi trasferii a Firenze per lavoro e dall’Arno ho “navigato” fino al Po dopo aver conosciuto Lei che è diventata mia moglie prima, e madre del nostro tesoro Elena, dieci mesi orsono. Ero piccolo quando a Napoli arrivò Lui (pensa che culo, chiamarsi già Diego!) e la passione, già normalmente strabordante, aumentò all’inverosimile tant’è vero che da queste parti ci schernivano un po’ dicendoci che tanto noi avevamo solo “il pallone”, che la città era un disastro, che era immorale aver speso tanti soldi per la squadra con la città che era (per dirla con Pino Daniele) ‘na carta sporca, e che solo la domenica trovavamo motivo di orgoglio della nostra napoletanità. Beh in un certo senso è vero: perché qui a Torino (sponda Juve), e probabilmente a Milano, non esiste e non esisterà mai la stessa identificazione che c’è da noi con la squadra; non succederà mai che il Rettore del Politecnico discuta su un blog di Juve o Inter il lunedì mattina. Qui la seconda domenica del mese, dopo la bagna cauda, vanno al Gran Balùn (mercatino delle pulci), mica pensano a prendere posto sul divano per iniziare i riti scaramantici! E, quando la Juve perde, questi pseudo-tifosi dicono che non seguono tanto il calcio (“aaah veramente hanno perso i gobbi?” Dicono proprio «gobbi»). Se invece è andata bene e, malauguratamente, il Napoli ha lasciato a desiderare, noti che sanno perfettamente come si è svolta la domenica calcistica.
Insomma certamente non ti senti accerchiato, però ti dico che mi manca l’adrenalina pre-partita che vivevo quando ero a Napoli, mi mancano le discussioni con gli amici il lunedì (a volte rimedio col telefono), mi manca andare allo stadio e sentire i cori degli ultrà, il canto dei fedayn… il fumo di tutti gli altri! Infatti qui a Torino sono andato a vedere Juve-Napoli di Coppa Italia di quest’anno: circa la metà degli spettatori erano dei nostri, però sono andato in un settore neutrale (ero con un mio amico juventino): beh, a parte la magra figura ed il freddo polare non mi sono divertito per niente, non ho “sentito” niente… Non ho visto invece il 2-3! La mia dolce metà era al lavoro ed io ero a casa con il nostro tesoro. Per la prima volta decisi di metterle un bavaglino che avevamo comprato in aeroporto a Napoli, prima ancora di sapere se fosse femmina o maschio (ma poi cosa dovrebbe cambiare?). Il magico amuleto (perché in quello ormai si è tramutato) recita come lo spot dell’acqua di Del Piero e, a fianco ad una mano che fa le corna, c’è scritto: “Noi tifiamo Napoli… Tié!” Che soddiscfazione (sì “sc” alla napoletana!). Ma il più bello è arrivato il lunedì seguente, al lavoro. Mentre passo per il corridoio sento un collega, che conoscevo solo di vista e per il chiaro accento piemontese, dirmi: “FORZA NAPOLI!” E chi l’avrebbe mai detto: è nato qui una cinquantina d’anni fa da genitori napoletani (bravissimi, evidentemente) ed ha la stessa passione che se fosse nato “giù”. Ormai io e lui abbiamo due riti: uno il venerdì, in cui mi recita la sua formazione ideale con Denis e Cigarini (odia Quagliarella) ed io gli rispondo che andiamo bene così… L’altro rito è il lunedì mattina in cui ci si guarda solo negli occhi con un sorriso o una smorfia: dipende da come è andata la partita!
Diego Fusco

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