Squadra matura
per lo sprint finale

A volte si dice che le squadre somigliano a chi le allena. Mazzarri è l’urlo, ma il suo Napoli nel primo tempo era un sussurro. Poi succede che, nell’intervallo, l’urlo prorompa fragoroso nella testa dei giocatori e la partita cambia. Finisce 1-0 ed è un esito, tutto sommato, rispondente allo spettacolo visto in campo. Il Catania può appellarsi a tutto ma il Napoli ha giocato di più, e con più qualità. E rimasto in gara con ostinazione, reagendo all’iniziale indolenza. Match disputato con 18 gradi di temperatura, 66 per cento di umidità, vento a 7 chilometri orari: circostanze che hanno pesato sulle condizioni fìsiche come accade ai primi caldi di stagione. Dati ufficiali. Non ufficiale, eppure terribilmente presente, pesante, respirabile, l’attesa di un risultato che confermasse l’inversione di tendenza dopo il successo sulla Juve. Mettere le mani su un pezzo di classifica medio-alta, o almeno intravederne la forma e il colore, rappresenta per i napoletani un vecchio sogno: difenderlo con le unghie è ora un dovere e un piacere. Nei 45′ d’avvio, la compagine di casa ha lasciato giocare il Catania. Però alla prima occasione ha fatto gol. Aggettivi da estrarre dalla valigia degli azzurri: cinici, realistici, spieiati, essenziali, attendisti. L’elogio A bocce ferme, tra una vittoria auspicata e una classifica decisamente confortante, l’attenzione cade su un unico protagonista: Paolo Cannavaro. Non tanto per quel gol al bacio, ma perché il su e giù tra difesa e attacco l’ha percorso almeno venti volte. Non male, se si tien conto della concorrenza in Italia e che in quel ruolo, nella costruenda Nazionale, ci sono rivali di nome, ma non di fatto. Proprio da qui nasce spontanea la domanda: perché Iippi non dovrebbe convocarlo? Chi ha la fortuna di ritrovarsi in casa uno come lui, almeno in difesa non ha bisogno di molto altro. Ieri i suoi inserimenti hanno traghettato ben presto il Napoli al di là degli impacci e ben oltre i contrattempi. Cannavaro ha riempito gli occhi, più che una grande partita s’è vista un’onesta partita con un giocatore che ha assecondato la propria squadra. Cannavaro, tra l’altro, sarebbe un jolly prezioso, anche per l’unità del famoso gruppo. Uno così in Sudafrica farebbe la felicità sua, del et e dei tifosi. La minicampagna-stampa (mini perché, per adesso, la sottoscriviamo in pochi) si fonda non certo sull’indubbia simpatia umana che Paolo suscita, quanto – a prescindere dalle indubbie qualità professionali – su due ulteriori considerazioni. La prima consiste nel coraggio mostrato nel giocare in questa città dove aleggiava ancor più ingombrante il cognome del più celebrato Fabio, con tutto il peso sulle spalle. La seconda è che Paolo costituisce un ottimo esempio di come si possa interpretare il ruolo con grande praticità, senza scordare l’eleganza. E ieri gli azzurri sono stati in partita con ostinazione e stile anche e soprattutto per merito dj.Cannavaro. Lo sprint Oggi il Napoli è tra le prime sei del campionato, raggiunge la Samp e si accompagna alla Juve, relegando gli altri inseguitori per la zona Europa a una distanza di sicurezza. Adesso che cosa accadrà? Nulla di meno avvincente, ovvero la volata continua. <em>(tratto da Il Mattino)</em>
<strong>Toni Iavarone </strong>

ilnapolista © riproduzione riservata