Hamsik o trenta milioni
il dubbio di De Laurentiis

Di Qua Marek Hamsik, di là 30 milioni di euro. Il futuro passa per un incrocio pericoloso. Accettare l’offerta del Chelsea o dimostrare ai tifosi che il Napoli come tutti i grandi club europei non vende la sua argenteria? Contorto come può essere un punto interrogativo, è il dubbio che tormenta Aurelio De Laurentiis. Investe politica finanziaria e stile di presidente: due aspetti di una stessa società sempre più difficili da conciliare.
CHE Hamsik sia nei piani di Chelsea e Inter è il segreto più conosciuto del calcio italiano. Si moltiplicano le visite del Chelsea: il direttore sportivo Frank Arnesen, 55 enne ex centrocampista offensivo della Danimarca, proprio il ruolo di Hamsik, con l’osservatore del club londinese, Carlo Jacomuzzi, 61 enne novarese, ex centravanti del Torino e ds del Napoli. Arnesen e Jacomuzzi sono molto più che due spie sulle piste di Hamsik, ma qualificati dirigenti di un club giudicato da Forbes nel suo “Soccer Team Valuations” del 2009 come l’ottavo club più ricco al mondo, patrimonio 800 milioni di dollari, compreso il suo antico ma sontuoso stadio, lo Stamford Bridge. Lo stesso Jacomuzzi parlò di Hamsik ad una radio italiana nel 2008, rivelando che anche Mancheser e Real Madrid erano interessate. Oggi oltre il Chelsea, s’informano il Manchester United e il Tottenham Hotspur, club del quartiere di Londra al capolinea della metropolitana più distante dal centro, contende proprio al Chelsea il maggior numero di trofei internazionali nel secolo scorso. A Londra gira voce che De Laurentiis abbia dato un «mandato a vendere per 30 milioni». Sarà. Nel calcio i mercanti dicono cose strambe, talvolta vere. S’informa anche l’Inter. Ma il tema non è l’interesse dei grandi club all’acquisto di Hamsik. Sarebbe scontato. È un altro, ben diverso. Fino a che punto il Napoli resiste alle offerte, e se le accetta ridiventerà mai un grande club? Su questo, si valuterà il nuovo corso.
Anche Ferlaino cominciò cedendo Claudio Sala e Dino Zoff, ma terminò acquistando Savoldi dal Bologna (primo affare in Italia superiore ai due miliardi di lire)e Maradona dal Barcellona per 13,5 milioni di dollari, primo campione al mondo di tutti i tempi.
La posizione del Napoli dinanzi a questo dilemma, incassare o rifiutare 30 milioni di euro, acquisterà nei prossimi giorni o mesi un significato importante. Rivelerà lo spessore del progetto Napoli, ma anche la strategia finanziaria, la capacità di elevare gli investimenti produttivi, la crescita organizzativa. In favore della cessione, potrebbe giocare il parere di Mazzarri che ha spesso sostituito Hamsik e finora non ha potuto presentare nelle condizioni migliori il suo “centrocampista di inserimento”, il ruolo più complesso e intrigante nel calcio moderno. Con i soldi incassati dalla clessione di Hamsik, fa comodo una punta micidiale.
Ma sarebbe un errore caricare il tecnico di una responsabilità così delicata. Il dubbio va risolto da Aurelio De Laurentiis,e solo da lui. Ha chiuso in attivo tre bilanci, trovato quindi un eccellente punto di equilibro tra costi e ricavi. La Championso l’Europa League sollecitano ora investimenti: giocatori più importantie ingaggi più alti. Alle spese maggiori, dovranno corrispondere introiti maggiori.
Ma il Napoli oggi ha una struttura di marketing così attrezzata e dinamica da elevare il fatturato da 100 milioni a oltre 150? De Laurentiis ha mostrato finora coraggio e intuito, rilevando il Napoli dalle ceneri della Fallimentare. Ha esibito una rara cultura d’impresa nella gestione, sostenuto anche da Pierpaolo Marino e dalla sua esperienza finanziaria maturata a Udine. Per la prima volta De Laurentiis sbatte contro scelte cruciali. Il pubblico è sempre più maturo ed esigente, persino gli ultras si rivelano più corretti degli allievi delle accademie.
Aspetta quindi che il Napoli smetta di imitare l’Udinese e tenti il grande salto: competere con Roma, Milan e Inter. Si spiegano le due linee del Napoli: una squadra che vola verso la Champions, una società che tace e riflette.
Antonio Corbo

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