Stasera Radio Napolista con Darwin Pastorin: l’importanza della letteratura nel calcio

Appuntamento alle 20.30 ovviamente su Radio Shamal (www.radioshamal.it) per una puntata dedicata all’importanza del racconto del pallone

Stasera Radio Napolista con Darwin Pastorin: l’importanza della letteratura nel calcio

In principio fu Leopardi

Il calcio è da sempre uno delle poche cose in grado di richiamare la vera sostanza dell’uomo, proiettandosi nel subconscio, nella pancia e aggirando la ragione e l’intelletto. Ogni forma d’arte deve massimizzare la propria espressione entro i limiti del suo mezzo. La pittura in un quadro, la scultura in un monumento e il calcio su un terreno di gioco.

Il calcio, essendo emozione allo stato puro, nonostante le parole siano la forma d’arte più plasmabile, è uno dei fenomeni più difficili da de-scrivere e raccontare.

Eppure non è un argomento estraneo al mondo della letteratura. Per intenderci, i primi esperimenti risalgono a Giacomo Leopardi la cui canzone “A un vincitore nel pallone”, del 1821, lodava il coraggio e la determinazione dello sport già inteso come metafora della vita, come l’unico rimedio ad un’esistenza vuota.

Oggi ci sono pochissimi eletti

Eppure, ai giorni nostri, della letteratura calcistica si stanno perdendo le tracce. Sono pochissimi gli eletti delle nuove generazioni che hanno letto “La solitudine dell’ala destra” o “Febbre a 90”.

Perché? Le risposte sono multiple. Da un lato, oggi, c’è una errata classificazione della letteratura nel calcio. Per lo più biografie e autobiografie di calciatori; regole base delle tattiche, che assomigliano più a un manuale di tecnologia; o ancora le fotocopie del taccuino di Herrera. Roba che poco ha a che fare con le emozioni del racconto.

Pastorin e Maradona

Il sentimentalismo e la voglia di fantasticare

Ma c’è anche un altro motivo: il sentimentalismo, la voglia di fantasticare. Tempo fa il calcio era vissuto in maniera differente. Si tendeva a discutere più dei calciatori propri che dei calciatori che si sarebbero comprati. Nell’immaginario collettivo l’ala sinistra non poteva essere chiunque, perché era un ruolo che aveva un protagonista. E non necessariamente l’affetto lo si tributava solo a mostri come Riva. Io ricordo Vendrame e Capone con la stessa suggestione con cui gli juventini celebrano Bettega.

E qui entra in gioco la qualità della stampa sportiva che raramente oggi, nel periodo delle esclusive assegnate, può permettersi un contatto diretto con i protagonisti ma soprattutto difficilmente fa emergere e racconta l’uomo che c’è dietro il calcio-attore. Le famose interviste del Guerin Sportivo degli anni ‘80 di Darwin Pastorin erano letteratura.

Spiazzati da Dani Alves

Oggi la qualità delle interviste è calata non solo perché il calciattore recita un copione con frasi ripetute enne volte in maniera asettica e programmata. Ma anch

Radio Napolista

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e perché è rara la capacità di romanzare. E quando arrivano i Dani Alves che, indipendentemente dalle cose dette, dichiarano “qualcosa di diverso” rispetto agli altri, non si è allenati a raccontarlo. Si sta perdendo l’aspetto giocoso del gioco e una dichiarazione d’istinto di un protagonista diventa occasione per ricevere un po’ di “mi piace” polemici sulla propria pagina piuttosto che il momento per “entrare” nella pancia del personaggio e narrare le cause che hanno determinato quella esternazione.

Soriano e Brera

Sono nostalgico se cito Soriano, la penna forse più densa prestata al pallone, che, in “Pensare con i piedi” e “Fùtbol”, le sue raccolte più famose, racconta il pallone condito con le sofferenze del padre argentino sempre fermato dagli stopper della vita.

Sono nostalgico se ricordo le liriche di Gioan Brera fu Carlo, un vero e proprio poeta del calcio, come ne nasce uno ogni era. Ha donato ai posteri (pochi) non solo l’arte di raccontare lo sport, ma di farlo nella maniera più originale e coinvolgente possibile. Rivoluzionario nell’uso della parola, ha avuto il coraggio di parlare come nessun altro mai in Italia ha osato.

Sono nostalgico se la memoria mi riporta al Guerin Sportivo di Italo Cucci, la cui lettura mi fu consigliata, cosi come faceva per i classici della letteratura, dal mio professore del liceo per imparare a scrivere.

Ma non è necessario citare i “mostri sacri” per imbattersi in una ottima letteratura sportiva

Pastorin e la finalità etica e civile dello sport

Penso a Gianluca Favetto che, con il suo “A undici metri dalla fine”, magistralmente narra le vicende di Valerio Peraglie il portiere protagonista che, nei pochi secondi di rincorsa dell’attaccante per calciare il rigore che deciderà le sorti di una campionato di Eccellenza, rivede tutta la sua vita, sportiva e privata.

Consentitemi però di chiudere con un tifoso “non per caso”, Darwin Pastorin, che vide per la prima volta il pallone nella terra del calcio. Nelle sue liriche vi è la finalità etica e civile dello sport, con l’analisi del valore della sconfitta che troppo spesso dimentichiamo, ma sopratutto la bellissima scossa che chiunque può provare la prima volta che va a vedere il gioco più bello del mondo.

Quando leggo Darwin Pastorin, la prima inconsapevole sensazione che provo è quella di avere la certezza di conoscerlo da sempre. Forse perché lo seguo sin dai tempi del mitico Guerin Sportivo di Italo Cucci, giornale che continuo a leggere (nonostante qualche direzione non proprio all’altezza di Brera) ininterrottamente dal 1977; forse perché è uno dei pochi juventini (insieme al compianto Avvocato e all’indimenticabile poeta Vladimiro Caminiti) ad affermare, senza alcun dubbio al riguardo, che il più grande calciatore di tutti i tempi è stato Maradona; forse perché appartiene a quella scuola di giornalisti-scrittori italiani (Arpino, Brera, Caminiti, Berselli, Santoro, Mura, Favetto, Marani e …. qualche altro) che onora la letteratura sportiva dei mostri sacri Soriano, Galeano e Hornby.

Ma soprattutto perché, e nel suo ultimo libro (“Lettera ad un giovane calciatore”) ne dà conferma, come me sogna ancora un calcio romantico, quel calcio che i tanti genitori di ragazzini promettenti dovrebbero amare per consentire a questo sport di arrivare, nel processo educativo dei figli, laddove loro sono falliti.

Viva il calcio della strada, degli oratori e dei campi polverosi!

Quello che proveremo a favoleggiare noi questa sera a Radio Napolista (ore 20,30 su www.radioshamal.it ) quando parleremo di calcio e letteratura con il maestro Darwin Pastorin.

Non mancate

Vincenzo Imperatore ilnapolista © riproduzione riservata
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