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Insigne oggi sa giocare sia a calcio che a pallone

Il racconto calcistico di Lorenzo Insigne parla di una crescita, di limiti superati, di un miglioramento nel suo rapporto col gioco.

Insigne oggi sa giocare sia a calcio che a pallone

Ravvedersi

Mi piace pensare che Lorenzo Insigne non abbia terminato il suo percorso di crescita. Sono uno di quelli che, in passato, ha avuto per lui parole non proprio tenere. C’era quella parte di me che non poteva non riconoscere il talento del calciatore, la sua bravura a fare determinate cose. Però c’era anche the dark side of me, quella vocina di diffidenza interiore che in qualche modo finiva per esaltare i difetti, più che i pregi, di un grande calciatore che non riusciva a esprimersi al meglio. Anzi, diciamola giusta. Che non riusciva a esprimersi al meglio con continuità.

Ero uno dei critici di Insigne, poi in qualche modo ho dovuto ricredermi. Ravvedermi. È il termine perfetto, questo, perché questo mio cambio di atteggiamento nasce da quello che ho visto. Dal fatto che ho visto Insigne crescere, cambiare, migliorare e migliorarsi come calciatore. Nel suo ruolo, nella capacità di leggere il campo e i compagni, di interpretare le diverse situazioni di gioco. Di andare oltre sé stesso, magari. Questa, per me, era la necessità più urgente di Insigne. Ha saputo farlo. E io mi sono ravveduto, ho dovuto farlo. Ben felice di riuscirci.

Insigne come Insigne

Del resto, che Insigne andasse oltre Insigne era una cosa abbastanza difficile. Proprio da un punto di vista strettamente calcistico. Lorenzo nasce e cresce sotto la stella di Zeman e in campionati e contesti tecnici che sono perfetti per lui. Difensori alti ma non (anche) veloci, la palla sempre in attacco e sempre al calciatore più talentuoso, una possibilità sempre ragionevolmente vicina di puntare l’avversario diretto e la porta. L’impatto con la Serie A aveva visto Insigne balbettare un po’, su questo spartito, mentre la qualità di chi gli si parava contro andava fatalmente verso l’alto. I difensori sono diventati alti e anche veloci, gli spazi e i palloni giocabili sono andati pian piano a ridursi.

Da qui, le difficoltà mentali che oggi sono state brillantemente superate. La ricerca della giocata a effetto diventava fondamentale, perché era fondamentale essere decisivo e determinante con il gol, sul tabellino, in modo da mantenere le promesse e le premesse iniziali. Era questo, il problema di Insigne.

Insigne meglio di Insigne/ pt. 1

Poi venne Benitez, e volle insegnare a Insigne come essere un esterno moderno, quindi completo. Ripiegamenti, innanzitutto. L’aiuto difensivo, nella fase di non possesso. Fondamentale, anche se sei alto poco più di 1.60. Non è una questione di fisicità, ma di presenza e supporto all’uomo di fascia. Un passaggio fondamentale nel momento di un altro passaggio fondamentale, quello dalla difesa a tre di Mazzarri a quella a quattro di Benitez.

Lorenzo si stacca dall’idea del fantasista goleador, si cala con professionalità nel suo ruolo, diventa decisivo perché comincia a guardare il campo e non solo la porta. I gol arriveranno con Sarri, ma il primo momento chiave è l’acquisizione del set di movimenti necessari a essere un calciatore funzionale a una squadra. Avviene con Benitez, e il processo si fermerà solo per il maledetto crociato del novembre 2014. Un incidente di percorso.

Insigne meglio di Insigne/ pt. 2

Sarri si ritrova con un calciatore in grado di interpretare al meglio un ruolo definito, preciso. Lo prova come trequartista, in realtà non gioca nemmeno male. Ma il Napoli non gira, quindi si cambia. Lorenzo trova il suo luogo di caccia perfetto, fascia sinitra d’attacco con tanti palloni da giocare. È un colpo di fulmine tecnico con Higuain, è il miglior Insigne di sempre. Assist, gol, partecipazione alla manovra. E la parte di Benitez, i ripiegamenti sulla fascia ad aiutare Ghoulam e Hamsik in copertura.

La prima parte di campionato è esaltante, nella seconda va in fase calante e pare una roba fisiologica. Probabilmente lo è, solo che pian piano il Napoli ha finito per assecondare (giustamente) il cannibalismo realizzativo di Gonzalo Higuain, la sua corsa verso il record. La combo finisce per ingrigire un po’ il finale di campionato di Insigne, che però va agli Europei forte di una stagione di altissimo lkivello. Al ritorno in campo, sarà biondo. Per un po’, non sarà più lo stesso.

Insigne meglio di Insigne/ finale

È qui che si colloca il mio ravvedimento, la mia virata sul discorso Insigne. Perché questa stagione, al di là della (facile, scontata) vena comica sulla chioma platinata, è il vero turning point della carriera di Lorenzo. Quando il biondo si scolora, Insigne ha messo da parte il muso per il rinnovo mancato e il Napoli ha una nuova necessità tattica. Higuain è un ricordo, Milik pure e Mertens falso nueve ha bisogno di esterni che siano anche partner d’attacco. Il modo di giocare di Insigne cambia, si evolve, gioca a sinistra ma pure accanto a un centravanti che centravanti non lo è, comincia a puntare di nuovo la porta per una questione di funzionalità tattica, gestisce alla grande il pallone e le sue energie.

Paolo Bordino, che collabora anche per il Napolista, mi ha scritto oggi in una chat privata: «Non è un calciatore che dà del tu al pallone, ma al campo di gioco. Sa sempre dove andare senza palla».

Ecco, secondo me è qui che Insigne rivoluziona Insigne. Bellezza e importanza tattica, gol e giocate utili, finalizzazione e costruzione del gioco. Più il contributo in difesa, ovvio. Lorenzo, oggi, non è più “un talento”. È un calciatore completo, e compiuto. Gioca a calcio quando c’è da giocare a calcio, gioca a pallone quando c’è da giocare a pallone. È sempre parte di un sistema, e il sistema è parte di lui. L’unica concessione che concede al culto del vecchio Insigne è qualche tiro di troppo, ma mi pare un compromesso accettabile con certe statistiche: 55 occaisni create (47 passaggi chiave e 7 assist), 86% di precisione nei passaggi, 128 conclusioni tentate con un’accuratezza del 46%. E almeno un evento difensivo per partita tra intercetti, palloni spazzati e tiri bloccati. Come quello contro la Lazio, su Patric. Un gol fatto, praticamente.

Innamorarsi

Ho iniziato questo pezzo scrivendo del percorso di crescita di Insigne. Scrivendo che spero non si sia esaurito qui. Il rinnovo è un modo, il miglior modo, per verificare questa teoria. Per vedere se la promessa ormai chiara di un campione, quello che oggi è Lorenzo Insigne, può concretizzarsi davvero. Le potenzialità ci sono tutte, sono visibili. La forza tecnica e narrativa sarà sancita da questo nuovo accordo, che a quanto pare legherà in maniera forte Insigne al Napoli ma anche a Sarri, che ultimamente si era espresso in maniera chiara sull’argomento.

Ora ho la curiosità di sapere Insigne dove andrà a finire, cosa potrà dare e fare di più. Mi ha già sorpreso una volta, e da suo critico mi sono trasformato in suo fan. Perché al di là di una crescita professionale, ha saputo esprimere quei progressi tecnici e tattici che rendono campione un potenziale talento. Ora c’è lo step della conferma, che potrebbe trasformarsi anche in upgrade. Insigne è come il Napoli, vive nello stesso limbo dorato. A un passo dalla gloria. Sarebbe bello che si affermassero insieme. Rimanerci, insieme, è (stato) il primo passo. Solo il primo passo, si spera.

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