“Quando Gasperini fece i nomi dei capi ultras del Genoa”

L’audizione all’Antimafia del Procuratore della Repubblica di Genova che indaga sul tifo organizzato e gli eventuali apporti con il Genoa. Di Lello: «Bisogna ripensare il Daspo».

“Quando Gasperini fece i nomi dei capi ultras del Genoa”
Gasperini quando allenava il Genoa

L’audizione del procuratore di Genova

Audizione secretata. Al termine dell’incontro con i commissari di San Macuto, il procuratore della repubblica di Genova Francesco Cozzi lascia l’antimafia senza fare dichiarazioni. Soddisfatto e nello stesso tempo preoccupato Marco Di Lello, coordinatore del Comitato “mafia e sport” della commissione parlamentare Antimafia, che affida un breve commento alle agenzie di stampa. «L’audizione ha confermato una nutrita presenza di pregiudicati ed esponenti della malavita nel tifo organizzato del Genoa calcio. Le modalità di comportamento – ha spiegato – si avvicinano molto a quelle delle organizzazioni di tipo mafioso. Abbiamo anche ricevuto conferma di rapporti promiscui dei tifosi pregiudicati con i calciatori, spesso mediati dalla società. Il Genoa in questo caso non appare del tutto estraneo a quel che accade. La situazione è più tranquilla sul fronte doriano, seppure non idilliaca».

Gasperini e i tifosi

La Procura di Genova indaga da tempo sui rapporti tra curve, malavita e società, in particolare il Genoa, a partire da alcuni episodi che hanno riguardato la contestazione degli ultrà del presidente del Genoa, Enrico Preziosi. Secondo indiscrezioni, in particolare, l’inchiesta della Procura avrebbe mosso i suoi primi passi nel gennaio del 2016, quando, durante la partita Genoa-Palermo, nella gradinata Nord comparve lo striscione contro il presidente della società e l’allora allenatore Gasperini: «Il vostro progetto è inesistente. Fuori dal cazzo allenatore e presidente».

Guerra tra alcuni gruppi di ultrà e società. È questa l’ipotesi investigativa della Procura di Genova. Insomma, dietro la decisione del mister, dell’allenatore (“mito”) Gian Piero Gasperini, che ebbe il coraggio di fare i nomi di alcuni capi ultrà malavitosi, vi sarebbe una politica non condivisa dello stesso con il presidente Preziosi.

Un’area grigia

È la prima volta che in una indagine penale sul calcio emerge uno spaccato così inquietante, più che una punta un vero iceberg che svela l’esistenza di una «area grigia» in cui sono coinvolti società, giocatori, ultrà, malavita che sa di mafia, soprattutto straniera.

L’inchiesta genovese indaga su diversi episodi. Come gli scontri tra opposte tifoserie e forze di polizia, dopo il derby Sampdoria-Genoa nel maggio dell’anno scorso. Sarebbero quasi una trentina gli indagati.

Ripensare il Daspo

Quello che sta emergendo dalle audizioni del Comitato «Sport e mafia» dell’Antimafia, porta il parlamentare Marco Di Lello a ripensare il Daspo: «Penso che sarà importante anche per la giustizia sportiva ripensare il Daspo che da solo non è bastato per ridurre la presenza della malavita e prevenire tali fenomeni. Credo sia necessario anche per l’ordinamento sportivo ripensare alle sanzioni. Per chi ama il calcio è anche motivo di dolore perché è un quadro sempre più preoccupante ed un fenomeno profondamente diffuso, la presenza della malavita nelle curve è intollerabile. Dobbiamo avere la forza – conclude Di Lello – di vietare le scommesse nel calcio minore, dalla serie C in giù: va recisa la possibilità di guadagno».

Guido Ruotolo ilnapolista © riproduzione riservata
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