Sergio Ramos è il Michael Jordan del calcio. Il Napoli rifletta sulle sue assenze mentali

La differenza non è tra marcare a uomo o a zona, ma tra marcare bene o male. Piuttosto, il Napoli deve sapere che non bastano 60 minuti di grande calcio per eliminare il Real Madrid

Sergio Ramos è il Michael Jordan del calcio. Il Napoli rifletta sulle sue assenze mentali
Il gol di Sergio Ramos all'Atletico Madrid all'ultimo minuto dei tempi regolamentari della finale di Champions League

La fine è il mio inizio

La fine è il mio inizio, è il titolo di un bellissimo libro di Tiziano Terzani che vi invito a leggere. Mi è piovuto all’improvviso in testa stamattina quando ho deciso di scrivere un pezzo su Napoli-Real Madrid. Forse perché è proprio dalla fine che voglio iniziare. La fine è il minuto 50: lo stacco imperioso con cui Sergio Ramos frantuma i sogni di un Napoli sino a quel momento bello e spettacolare. Da quel preciso istante in poi ne ho lette e sentite di tutti i colori. Tanti professori hanno brillantemente disquisito sulla necessità di marcare a uomo e sull’inefficienza della zona sulle palle inattive adducendo le più svariate motivazioni che possono essere semplificate in due grandi gruppi:

– Chi ti attacca parte in rincorsa mentre tu stai fermo

– Non hai contatto e quindi non puoi ostacolare l’avversario

La differenza non è se marcare a uomo o a zona

Premettendo che per quanto mi riguarda in area su palle inattive destinerei alcuni giocatori alla marcatura a uomo (sui più pericolosi) e altri al controllo di determinate porzioni di area, i difetti di queste disquisizioni sono diversi. Ci si dimentica innanzitutto che non esiste una soluzione giusta e una sbagliata. Si può marcare a zona e marcare a uomo, ma ciò che è fondamentale è farlo bene. L’Atletico Madrid di Simeone marca a uomo in area eppure Sergio Ramos, nella finale di Champions di qualche anno fa, segnò lo stesso. Ciò che voglio dire è che devi scegliere il modo più appropriato alle caratteristiche dei tuoi uomini poi questi, quando vanno in situazione (gara), devono difendere bene. Che sia a uomo o a zona. Punto e basta.

La spiegazione di Sarri  è logica e accettabile

La differenza tra marcatura a uomo e quella a zona sta nel fatto che in quella a uomo hai come riferimento su cui lavorare prima l’uomo e poi la palla; nella zona hai come riferimenti palla e porzione di campo da presiedere e in ultima analisi l’uomo. La spiegazione dell’impostazione a zona sugli angoli l’ha data Sarri: “Non marchiamo a uomo perché fisicamente perderemmo tutti i duelli.” È una motivazione logica e accettabile che chiude ogni discorso perché sottolinea come il mister ci abbia pensato a marcare a uomo e dopo aver fatto un’analisi della situazione abbia scelto (per tutta la stagione) di marcare a zona. Una scelta, secondo lui, più appropriata alle caratteristiche dei suoi uomini o quantomeno dettata da una scarsa fisicità degli stessi. Punto.

Ramos ha segnato 81 gol in carriera

Il problema principale, nelle due situazioni che hanno condannato il Napoli, è che “non è stata attaccata bene la palla”, ha concluso Sarri nell’analisi dei due gol. Questa è una parte della verità. L’altra parte è che nel Real c’è il difensore più forte al mondo in questo tipo di giocata. Un difensore che ha un terzo tempo degno di Michael Jordan. Un difensore che ha segnato 81 gol in carriera. Più di molti attaccanti che giocano nel nostro campionato. Un calciatore di una qualità superiore. Uno che ha deciso tante partite importanti con i suoi colpi di testa. Perché poi alla fine puoi studiarle tutte ma il calcio resterà uno sport di situazione. Uno sport in cui l’imponderabile spesso ci mette lo zampino e in cui non vince sempre il migliore, chi merita o il più bravo. Ma forse è proprio per questo che è così bello.

Il Napoli fa bene al calcio italiano

Analizzato l’episodio decisivo (il secondo dopo sei minuti è simile) restano altre considerazioni da fare. Alcune scontate altre meno:

– Il Napoli fa bene al calcio italiano

– Il Napoli è uscito a testa alta

– Napoli ha dato esempio di civiltà

– La tifoseria del Napoli si conferma una delle migliori al mondo e la migliore in Italia

– Sull’uno a uno occorreva riordinare le idee rapidamente e reagire (mancavano ancora 40 minuti). La qualificazione era ancora possibile e a certi livelli non devi subire contraccolpi psicologici come ha fatto il Napoli (da questo punto di vista si paga la giovane età della rosa)

– Il gioco da solo non basta ma è il punto fermo su cui costruire il resto

Non bastano 60 minuti su 180 per eliminare il Real Madrid

Chiudo con una domanda e una risposta di Marzulliana memoria: bastano 60 minuti di grandissimo calcio su 180 per eliminare una squadra imbottita di campioni come il Real? La risposta è evidentemente no, non bastano. Bisogna necessariamente ricordare che il terzo gol dell’andata (Casemiro) nasce da una palla persa in uscita, come il calcio d’angolo su cui Ramos segna nasce da un errore di Hamsik nella propria trequarti. Per compiere l’impresa era necessario aumentare il minutaggio se non del bel calcio quantomeno dell’attenzione e dell’intensità. 120 minuti su 180 di assenza mentale, di amnesie individuali, di timori reverenziali, di passaggi sbagliati in uscita sono troppi per riuscire nell’impresa e sono stati letali. Ed è su quelli che bisogna lavorare. Su quei 120 minuti in cui era necessario avere più equilibrio: tattico ma soprattutto emotivo.

Antonio De Gennaro ilnapolista © riproduzione riservata
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