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Junior, ovvero il papponismo granata: «Cairo pensa solo ai soldi, il Toro gli basta così»

Intervista a Tuttosport del brasiliano ex di Torino e Pescara: «A Cairo interessano i soldi, interessa chiudere i bilanci in attivo. Il Toro viene dopo».

Junior, ovvero il papponismo granata: «Cairo pensa solo ai soldi, il Toro gli basta così»

Sentimento pop (tra il popolare e il populismo)

De Laurentiis, Lotito. Ora anche Cairo. Che, diciamolo subito, ha aperto il canale tematico Toro Channel e sta ricostruendo il Filadelfia. Le famose strutture, quelle che mancano al Napoli e sono protagoniste nelle critiche dei tifosi (papponisti) più convinti. Ebbene, al corpaccione granata sembra non bastare. Sembra non bastare più. Il portavoce di questo sentimento pop (contrazione per definirlo tra il popolare e il populista, due aggettivi che non dovrebbero andare di pari passo – ma a volte capita) è Leovigildo Junior. Grande campione del passato (ultima partita giocata in Serie A nel 1989 e oggi vecchia gloria o poco più.

Junior è stato intervistato da Tuttosport, e non ha lesinato parole critiche verso Urbano Cairo. Il pappone granata: «Compresi molti anni fa chi era Cairo. Ha imparato bene da Berlusconi, il suo ex padrone. Andammo a cena io, lui e Comi. Voleva che facessi l’osservatore del Toro in Brasile per i suoi… occhi belli, per il colore dei suoi occhi… perché li aveva verdi o azzurri… Io ho capito che a Cairo interessano i soldi, interessa chiudere i bilanci in attivo. Il Toro viene dopo. E chissenefrega dei sentimenti dei tifosi! Ho capito subito che voleva guadagnare. Per questo non mi sorprende affatto se la squadra continua a galleggiare a metà classifica, o poco più su. E se i giocatori migliori vengono venduti dopo due o tre stagioni. E se non costruisce una grande struttura dirigenziale e un grande spogliatoio.

Ma il Toro e i suoi tifosi meritano di più. L’Europa sarebbe la dimensione giusta del Toro pure al giorno d’oggi, anche se i grandi club hanno ricavi non paragonabili con quelli delle altre società. Ma evidentemente a Cairo va bene così. A Cairo basta così».

Meritiamo di più

È il solito ritornello, che evidentemente non conosce colori sociali: meritiamo di più, XXXXX (presidente di turno) non vuole vincere, l’Europa sarebbe la dimensione giusta. Ma anche la presa di coscienza sui ricavi, senza i quali non si cantano messe. Il resto dell’intervista è il peso della nostalgia. In una parte, Junior ricorda i tempi che furono. Quelli in cui «tanti calciatori arrivavano dal vivaio o giocavano nel Toro da anni. Per cui conoscevano la dimensione del Torino, portavano sulle spalle l’identità granata. E per uno straniero come me, per esempio, era più facile inserirsi, comprendere l’ambiente. Capire cos’è il Toro, insomma. E cosa si aspettano i tifosi».

Ode al passato

Grandi dirigenti come Moggi e Nizzola (!), ex calciatori dal cuore granata (Giacomo Ferri, che «è stato mandato via dalla proprietà»), i legami che «andrebbero protetti, conservati». Il tutto si riflette sul campo, ovviamente. Se oggi succedono cose come la diatriba Iago Falque-Belotti è solo per colpa dei valori che mancano, che scemano. Del tecnico, del club: «Di sicuro fatti così nel mio Toro non potevano succedere. E se queste cose capitano è anche perché c’è una mancanza di comando. Ho scoperto che è un problema che si è ripetuto. Un allenatore deve intervenire per tempo, decidere lui. Se non lo fa, permette soltanto che si alimentino tensioni e ansie tra i giocatori. Ma se non interviene lo stesso, nonostante tutto, allora deve pensarci la società. Un dirigente di alto livello deve prendere da parte il tecnico, parlargli e aiutarlo a non sbagliare.

Ai miei tempi i rigori li potevo tirare io, o Dossena, o Zaccarelli.  Ma se l’allenatore non ha mai deciso, in questi mesi, e i dirigenti del Toro hanno lasciato fare, c’è solo una cosa da dire, a mio parere: hanno tutti scaricato le responsabilità, per errore o per incapacità, inesperienza. Queste cose non le devono decidere i giocatori, ma chi li allena, chi li deve dirigere».

Va così, oggi. Anche in una piazza riportata in Europa, proprio da Cairo, 21 anni dopo l’ultima volta. In cui Cairo fa gli investimenti sulle strutture e sulla comunicazione. Il problema del Torino è la squadra, la rosa, l’organico. Sappiamo cosa vuol dire, più o meno.

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