Benvenuto a Tonelli, ovvero il realismo e la gioia

Sei mesi dopo i cori di Dimaro, è finalmente arrivato l’ex Empoli. Ha aspettato, l’abbiamo aspettato noi. Ieri sera ha fagocitato tutto con una gioia inaspettatamente contenuta.

Benvenuto a Tonelli, ovvero il realismo e la gioia

A Dimaro, questa estate, era uno dei più acclamati. Un po’ per quell’insana, profonda, viscerale e profonda passione del tifoso napoletano per il calciomercato. Un po’ perché sì, in fondo se lo meritava. Un ragazzo che aveva fatto la gavetta, era riuscito ad arrivare fino al Napoli, era stato annunciato che ancora si festeggiava la rovesciata di Higuain e oggi Higuain sta alla Juventus, quindi evviva Tonelli.

Qualche mugugno, in quei giorni freschi d’estate, per i continui andirivieni causa problemi fisici. Un infortunio cronico, si sussurrava, una cosa che si diceva e non si diceva. Nessuno sapeva la verità, tranne il Napoli e Tonelli. Poi Maksimovic e l’esclusione dalla lista Champions. Qualche panchina, qualche foto sui social. Voci di mercato, di addio. Questo è stato il primo Tonelli che abbiamo conosciuto. Non proprio il massimo. Dimaro è lontana, e lo è stata fino a ieri sera.

Riscrivere il mercato

La formazione ufficiale di ieri ha riscritto la storia, e il mercato estivo. Noi, del Napolista, abbiamo pensato e scritto e quindi commentato. Il fatto che non ci sia stato Maksimovic, ma sarebbe stata la stessa cosa con un ballottaggio vinto dal serbo, non significa bocciatura. È una questione di necessità, di contingenze. E, soprattutto, di aderenze al lavoro difensivo di una squadra troppo strutturata perché le cose possano essere facili.

Quindi, la scriviamo bene. Non è che la formazione ufficiale di ieri abbia riscritto il mercato. Ci ha detto che Sarri ha recuperato Tonelli (bellissima la frase nel postpartita: «Lui ha avuto pazienza, ma anche noi abbiamo avuto pazienza con lui»), che lo aspettava, che quando c’è la possibilità di scegliere è sempre meglio. È toccato a Maksimovic a Firenze, a Tonelli contro la Samp. Probabilmente, presumibilmente, il servo rivedrà di nuovo il campo dopodomani, contro lo Spezia. È il turnover, sono le grandi squadre. Che possono spendere 25 milioni per una riserva, per farla crescere. E non succede niente.

Difensore pronto

Perché poi, quando tocca a Tonelli, hai a che fare con un difensore ordinato, tranquillo, sereno, inserito negli schemi. Rodato, pronto, come piace dire a giornalisti e allenatore. Nell’analisi tattica pubblicata questa mattina, la prestazione del centrale ex Empoli è stata presentata così:

[…] 6 eventi difensivi e 73 palloni toccati. Al di là del gol finale, una zingarata del 95esimo minuto (conclusa comunque con un tiro forte e soprattutto intelligente), la partita tecnica dell’ex centrale dell’Empoli ne avvalora la candidatura per il futuro. Nessuna sbavatura grave, forse avrebbe potuto tentare l’intervento in occasione dell’autogol di Hysaj, ma la situazione di scompenso era abbastanza grave. Per il resto, tutta roba buona: 7 palloni lunghi precisi su altrettanti tentati, 73 palloni toccati e il 90% di accuratezza nei passaggi. Non male.

Minuto 95

Ecco, l’abbiamo scritto. Finora non ne avevamo ancora parlato. Il gol, al 95esimo. L’abbiamo descritto, ne abbiamo scritto, abbiamo esultato e non avrebbe potuto essere altrimenti. Quindi, più che su quello – lo ripetiamo: una zingarata, un exploit, un caso fortuito dovuto a tante cose della partita -, vorremmo soffermarci sull’esultanza. Nulla, o quasi. Nessuna corsa sfrenata, nessun urlo liberatorio. Ci viene in mente un altro gol contro la Sampdoria dopo un lungo infortunio, quello di Insigne nell’aprile 2015. Ecco, magari al 95esimo ci aspettavamo una roba del genere. L’avremmo compresa, l’avremmo accettata. L’avremmo salutata con una gioia simile, anche perché contenersi non è facile in situazioni così.

Invece, Tonelli si è tenuto un po’ tutto dentro. Non è esploso, braccia aperte, un sorriso grande così. Una corsetta leggera, l’abbraccio dei compagni, che non lo sommergono però. Una cosa tranquilla. La festa esplode dopo, sotto la curva, quandoforse i ragazzi di Sarri si rendono conto di quello che hanno fatto. Non vorremmo fare i retorici, ma è facile e scontato dire che l’esultanza è consapevolezza e maturità, mentre la gioia è arrivata solo dopo. In realtà, succede che Tonelli fagocita tutto. Con la sua calma, col suo realismo. Anche lui, in realtà, parla dopo la partita. Esplode ai microfoni, con una gioia che però è l’estensione del realismo di cui sopra. «Sognavo un esordio così, il lavoro paga».Non c’era altro da dire, non c’era di meglio da dire.

L’ultima cosa vogliamo dirla noi, e prendiamo in prestito una frase semplice di Gianni Montieri. L’ha scritta oggi, nel suo pezzo. Nella sua Napoli-Sampdoria non guardata. “Premio benvenuto a Tonelli”. Ecco, non c’è altro da dire. Se non “bravo, Lorenzo”. Lo tenevamo qua, sei mesi dopo Dimaro.

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