A Napoli, a Città della Scienza, creato il software per disinnescare il secondary ticketing

Bluenet, una start-up con sedi a Napoli e a Singapore. Ha inventato un sistema di riconoscimento del volto al tornello. Utile anche in chiave antiterrorismo. È già stato premiato e Trenitalia è interessata.

A Napoli, a Città della Scienza, creato il software per disinnescare il secondary ticketing
La sede della Bluenet, a Città della Scienza, con gli ingegneri Nicola Fedele e Davide Borrillo

L’universo delle start-up

Ispettori triplicati, controlli intensificati, manca poco alla fatidica parola: task-force. Anche Napoli ha scoperto il secondary ticketing e, ora che si è mossa anche la Procura, alti dirigenti di Siae e non solo si affannano a dire che il 7 marzo varcherà i cancelli solo chi ha avrà il biglietto col proprio nominativo. Per gli altri, Napoli-Real Madrid resterà una partita alla tv.

Stavolta, lo abbiamo scritto, Napoli si è imbattuta con ritardo in un’emergenza nazionale. Emergenza a modo suo, ovviamente. Dopo l’affare Coldplay, anche il governo Renzi stava provando a correre ai ripari col decreto Franceschini. Stavolta, però, da Napoli potrebbe arrivare la soluzione.

L’incubatore d’impresa

Da un luogo, manco a farlo apposta, non lontano dallo stadio San Paolo. A Bagnoli. Città della Scienza. Incubatore d’impresa. Modulo 15. Al piano terra c’è la sede della BlueNet s.r.l. una start-up nata nel 2014 da padri nobili. Dai genitori di quella Gep spa che nel 2009 inventò il passaporto elettronico. Che quindi è nato a Napoli. Perché Napoli, essendo una città grandicella, tiene in sé più aspetti: l’emergenza criminalità e l’innovazione, tanto per dirne due.

Due padri nobili e sei dipendenti

I padri nobili sono Paolo Pepori e Steven Chew. Perché BlueNet s.r.l. ha due sedi: una a Singapore e l’altra, appunto, a Napoli. Poi c’è Nicola Fedele, 38 anni, ingegnere capo e direttore tecnico dell’azienda, che racconta la sensazione di malessere che provò quando – dopo che la Gep era stata rilevata da un grosso gruppo di investitori stranieri – si stava recando al lavoro in macchina. «“Ora farò questo tutta la vita?” pensai. Non era più un lavoro innovativo, avevamo vinto la sfida col mercato. Sarebbe stato “solo” un lungo incasso». E così prima Pepori e poi lui lasciarono la casa madre. In cerca di nuove sfide.

Sono sei i dipendenti, tra cui Davide Borrillo, 28 anni, ingegnere, che ci accoglie e con molta pazienza ci accompagna nel mondo del codice bidimensionale criptato. Volgarmente, qui a Bagnoli, hanno inventato un’evoluzione del chip. Di gran lunga più economica, capiente, a livelli di sicurezza crescenti. Una sorta di QR code evoluto.

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Stampi il biglietto a casa

Il sistema per disinnescare il secondary ticketing o qualsiasi forma di bagarinaggio è di una banalità sconcertante. Questo codice che – ripetiamo, ha un costo irrisorio – può contenere i dati anagrafici dell’acquirente e una sua foto. Che viene registrata al momento dell’acquisto con una banale scannerizzazione che può essere effettuata anche da casa ove mai fosse previsto l’acquisto on line. «Stampi il biglietto a casa», spiega Borrillo. «È un contenitore alternativo di dati – aggiunge Fedele – di semplice generazione e di semplice lettura. Con lo stesso livello di sicurezza di un chip».

Un sistema semplice col riconoscimento del volto

A quel punto sul biglietto c’è tutto. Basta passarlo al tornello che riconosce i dati. Senza l’apporto dell’uomo che deve stare lì a verificare la corrispondenza. Il software effettua il riconoscimento facciale. Altrimenti il tornello non dà l’ok. «Per adeguare i tornelli, occorre applicare un software. È un’operazione semplicissima. Volendo, si potrebbe procedere anche con l’impronta digitale ma è un’operazione che può risultare più complicata».

Rispetto al chip, BlueCode costa decisamente meno e può essere venduto on line (i biglietti venduti on line non possono usare il chip.) Rispetto al QR Code, ha il vantaggio che funziona anche senza Internet, contiene più informazioni, può essere abbinato ai sistemi di controllo facciale e di impronta digitale e gode di un sistema di protezione dati (il QR Code no) .

Trenitalia sta vagliando il sistema

Un’innovazione che è anche al vaglio di Trenitalia ora che i controlli antiterrorismo sono arrivati anche nelle stazioni. In fondo, è una variante del passaporto elettronico. E che può avere mille destinazioni d’uso. L’hanno brevettata a Napoli. Con BlueCode la Siae potrebbe risparmiare gli ispettori e, se davvero volessero, le società di calcio così come i gestori di concerti risolverebbero qualsiasi problema. Un sistema che è stato premiato allo Smart City Innovation Awards 2015.

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Non solo secondary ticketing

Ovviamente in questa società dell’incubatore d’imprese di Città della Scienza non si lavora solo al BlueCode. Non a caso, Singapore è la sede commerciale e Napoli quella che ospita lo sviluppo della tecnologia. Ad esempio, un altro brevetto della BlueNet e di cui sentiremo parlare parecchio si chiama Oscar. Over smart card. Il primo sistema di firmware – software del chip – in grado di riprogrammarsi. Oggi abbiamo bisogno della carta per l’autostrada, il supermercato, la metropolitana, il bancomat, tutti con chip diversi? Ecco, con Oscar tutto questo potrà essere evitato. Una carta un chip (per dirla alla Casaleggio). Una rivoluzione. Che abbiamo in casa, a Napoli, e di cui sappiamo pochissimo.

Il mercato del Sud-Est asiatico

A BlueNet, non senza una punta di rammarico ma sempre con grande entusiasmo, sottolineano quanto distanti siano il Sud-Est asiatico e l’Italia. Indonesia, Malesia, Filippine, Thailandia. Lì il cash quasi non esiste più e le start-up tecnologiche sono molto richieste. Da noi la pratica è più complessa. Ma con la tenacia, l’inventiva e il lavoro, anche da noi si può essere all’avanguardia. 

Massimiliano Gallo ilnapolista © riproduzione riservata

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TERMINI E CONDIZIONI
  • gabriele

    Interessantissimo pezzo.
    Grazie mille Napolista.

  • Paolo Rossi

    Si, davvero interessante. Però mi genera un quesito, vero, senza alcun intento polemico: siete davvero convinti che sia un delaurentis qualunque l’avanguardia culturale (e non, che so, un semplice affarista) di questa città ?

    • giancarlo percuoco

      ben inciso che non c’è niente di male ad essere affaristi, soprattutto se si è onesti.

  • Vito Antonio Maria Romaniello

    Grazie.
    Belle notizie.

  • Luca Salmieri

    Complimenti. Questi sì che sono avanguardia culturale a Napoli…

  • Questa è la Napoli che ci piace, bravissimi!

  • Marazola

    Non abbiamo bisogno di software ma d gente onesta.

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