Mertens: «La felicità la si raggiunge fuori dal calcio. I miei volevano che studiassi»

Le cinque risposte che abbiamo scelto della sua intervista al Mattino: la passione per i cani (e i canili), la famiglia per i belgi e l’essere testimonial di Napoli.

Mertens: «La felicità la si raggiunge fuori dal calcio. I miei volevano che studiassi»
Mertens

Abbiamo fatto riposare ventiquattro ore l’intervista concessa da Dries Mertens al Mattino. E oggi estraiamo qualche pillola dalla conversazione ricca di spunti del belga con Pino Taormina. Di Sarri, Higuain, del suo amore per Napoli avete letto un po’ ovunque. Abbiamo scelto altri temi.

Nella top five delle risposte non può non trovare spazio la risposta alla domanda:

Cosa non ama della sua Napoli? Eccola: «A parte le interviste?». E poi prosegue: «La lontananza dai miei genitori, dai miei fratelli, i miei nipotini. Anche i belgi sentono la mancanza della famiglia (e ride, ndr).

I cani

Quali le sue passioni? «I cani. Ne ho uno che sia chiama Juliette. È un randagio, un cane di strada che abbiamo adottato io e mia moglie Kat. Ma qui a Napoli stiamo aiutando anche tre canili, perché è giusto farlo».

Infanzia e idoli

Il suo idolo da piccino? «Mi credete se vi dico che non ne ho mai avuto uno?». Quindi, aggiungiamo noi, la scelta del 14 non è legata a Cruyff. Mertens ha parlato anche della sua infanzia. «Ero sempre per strada a calciare un pallone per la disperazione della mia mamma che era una professoressa universitaria e voleva che io studiassi. D’altronde la mia città, Lovanio, come è chiamata in Italia, è una importante città universitaria. Ma non ero fatto per i libri».

La sua ricetta per la felicità

«La si raggiunge fuori dal calcio, vedendo le persone stare bene. Perché se la gente sta male, sto male anche io».

Napoli

«In Belgio abbiamo degli amici che gestiscono un’agenzia di viaggi e quando un cliente entrava e chiedeva di voler andare in vacanza a Napoli, loro provavano a fargli cambiare idea… la città è sporca, c’è la mafia… Sono stati qui con me e Kat qualche giorno e ora loro dicono a tutti quelli che entrano in agenzia: “Vai a Napoli, non c’è posto più bello al mondo”. Casa mia è un via vai di amici belgi che vengono qui per godersi il sole, la gente, il cibo».

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