“Napoli. La città, la squadra, gli eroi”: viaggio nel tempo tra campioni del calcio e storia della città

Recensione del libro di Luca Bifulco e Francesco Pirone. Dagli anni Venti ai Novanta, da Sallustro a Maradona: Napoli raccontata attraverso i fuoriclasse del pallone.

“Napoli. La città, la squadra, gli eroi”: viaggio nel tempo tra campioni del calcio e storia della città
La copertina del libro

Tra i libri dedicati al Napoli e al calcio nella nostra città mancava proprio questo tassello, quello di fare un’opera che mettesse a confronto i campioni e le epoche, la vita sociale e l’atmosfera che si respirava in città, la crescita e i momenti bui, i cambiamenti e le vicende legate al pallone, gli uomini ed i personaggi mai troppo rimpianti di epoche che qui vengono esaminate e sviscerate senza veli. Il volume, nato dopo una serie di seminari fatti presso il Dipartimento di Scienze Sociali della Federico II, è ricco di belle firme, di riflessioni, memorie, intrecci particolari, echi di epoche che furono e non sono più, in un itinerario bello ed affascinante, di facile e godibile lettura.

Restano volutamente fuori, a detta degli stessi curatori del volume, Luca Bifulco e Francesco Pirone, gli anni ’90 che calcisticamente hanno rappresentato il ‘buio’ di una squadra gloriosa, se confrontata con il passato, e gli anni 2000, ancora troppo recenti per poter scegliere un eroe-simbolo. Ed allora il viaggio nel tempo comincia e, come su una mongolfiera, si fa un giro a 360 gradi nelle epoche, sorvolando la città di Napoli.

I primi anni

Quando si legge del primo idolo, a cavallo tra gli anni ’20 e ’30, Attila Sallustro, sembra di vedere ancora i primi bagni di folla, la nascita di una genuina passione, quella dei tifosi, in una Napoli popolare e popolana, quella dei Quartieri Spagnoli, dei vicoli, dei cafè chantant frequentati dai primi campioni impomatati di brillantina Linetti, con cappelli Borsalino e scarpe inglesi comprate a Toledo. E se per un attimo chiudiamo gli occhi, Sallustro sembra ancora affacciarsi dal suo balcone in Via Filangieri per salutare la folla festante dopo ogni sua superba prestazione.

Il secondo totem, stavolta più efficace e continuo per il rendimento, per le parate ed i rigori bloccati agli avversari, sicuramente meno apollineo dell’Attila paraguaiano, fu Arnaldo Sentimenti, un modenese di modeste origini contadine ma che, tra gli anni ’30 e ’40, mise profonde radici a Napoli diventando l’idolo di tutti. Si racconta, infatti, che frequentasse tranquillamente il Vomero dove sposò una bella partenopea dopo aver imparato a menadito la canzone che gli cucirono addosso come soprannome, “Cheri”. Anche nel caso di Sentimenti sentiamo il respiro ed il profumo di una città che deve affrontare prima gli eventi bellici e poi ne deve faticosamente uscire. Basta un attimo e vediamo il portiere volare prima tra i pali dell’Ascarelli e poi tra quelli del Collana dopo che il primo fu distrutto dalle bombe.

Dopoguerra

Gli anni ’50 presentavano la scelta più difficile, tra gli azzurri sfilarono decine di campioni e la coppia Bifulco-Pirone ha fatto cadere la scelta su Vinicio, vogliamo credere dopo un ballottaggio con Pesaola. E’ la città di Lauro, del “un grande Napoli per una grande Napoli”, dei voti, delle polemiche riqualificazioni di aree come Piazza Municipio, i comizi, stelle e corone, furgoni con pubblicità elettorali.

Ci si avvicinava all’era di Rosi, dello scempio urbanistico, delle mani sulla città e delle mani in tasca del Comandante che individua un’area a Fuorigrotta e decide di costruirci uno stadio. Il tempio. L’aria che tira qui è tersa, se pensiamo alla Napoli col mare, da cartolina, ma anche impolverata dai calcinacci dei nuovi palazzi che sorgono ancora dove si può edificare. È l’oro di Napoli che vediamo nelle pizze della Loren ma basta voltare l’angolo per vedere dove stanno sorgendo le nuove costruzioni dell’armatore sorrentino.

Juliano

All’alba dei Sessanta, lungo un percorso che arriva alla fine dei Settanta tra la spensieratezza, il boom economico, il colera, il contrabbando, Napoli spara la polizia risponde, le sceneggiate di Merola, spunta la testa nera  e pettinata di Antonio Juliano. Giovane, longilineo, testa alta e palleggio fine, l’organizzazione di gioco come Vangelo, il saluto al pubblico raramente ricambiato da un personaggio un pò schivo. Nella sua vita da calciatore e da dirigente, Juliano è stato riluttante ai bagni di folla eppure è stato anche egli un idolo, è stato il leader della tifoseria che stava cambiando, che stava passando dai giri di campo del Ciuccio che davano solo piazzamenti onorevoli alla consapevolezza di essere una squadra forte che poteva dar fastidio ai team del Nord.

Fino a Maradona

Nello stesso Napoli di Juliano c’era, però, già lui, Giuseppe Bruscolotti, da Sassano. È lui l’atto finale di un capitolo d’amore che coinvolge la città e gli Dei di Eupalla, solo lui poteva rappresentare gli anni ’70 e ’80 prima dell’avvento di Maradona. Di tutti i giocatori citati in questo saggio è Bruscolotti che ha visto le tante facce di una stessa medaglia, le stagioni mediocri, quelle esaltanti con Vinicio allenatore, l’incubo della B con Santin e Giacomini, la rinascita con l’epopea maradoniana, il sereno declino da vincitore.

Possiamo solo immaginare cosa abbia provato “pale e fierro” quando si è visto lo scudetto appuntato sul petto in una città che, nei suoi sedici anni di permanenza, era passata dalle lotte operaie agli scontri tra destra e sinistra, dalle occupazioni e dalla città congestionata dal traffico alla crescita esponenziale della Camorra e della malavita. Quando poi arrivò lui, il Messia, Napoli subì l’anestesia tra scudetti e Coppe e sembrò dimenticare gli orrori della disoccupazione, del terremoto, della politica corrotta. Perchè lui si identificò, più di tutti gli altri stranieri che hanno giocato con gli azzurri, con il vero spirito della città, che era anche un pò argentina e ne restò incantato.

Gli appuntamenti

Dopo la prima presentazione ufficiale del libro tenutasi il 5 dicembre scorso presso la Libreria Ubik, con la presenza di Domenico Maddaloni (Università di Salerno), Ernesto Paolozzi (Suor Orsola Benincasa), Davide Morgera (Il Napolista) ed i curatori del volume, giovedì 22 dicembre, alle ore 17, alla Libreria Iocisto a Via Cimarosa 20, ci sarà un’altra presentazione con gli interventi di Massimiliano Gallo (Il Napolista), Oscar Nicolaus (Suor Orsola Benincasa), Guido Panico (Università di Salerno) e Adolfo Fattori (Accademia di Belle Arti).

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