Tifo e legalità a Dimaro, il razzismo contro Napoli e Ciro Esposito

Il convegno “tifo e legalità” organizzato a Dimaro dal Napoli Club Bologna

Tifo e legalità a Dimaro, il razzismo contro Napoli e Ciro Esposito

Convegno “Tifo e legalità” a Dimaro organizzato dal Napoli Club Bologna presieduto da Maurizio Criscitelli: partecipano i giornalisti Flaviano De Luca, Guido Ruotolo, Sandro Ruotolo, Vittorio Zambardino, l’avvocato Claudio Botti.

Il convegno è aperto da Guido Ruotolo che cita dati del Viminale sulle ragioni principali degli scontri negli stadi italiani. Incidenti che sono in diminuzione in serie A e in aumento nelle serie minori. La motivazione principale è l’odio tra tifoserie (72%), seguito dall’odio per le forze dell’ordine. E a tal proposito ricorda che «la città di Roma dovrebbe chiedere scusa a Napoli per quello che è successo e quindi per la morte di Ciro Esposito». Le tifoserie maggiormente coinvolte sono quelle di Lazio, Brescia, Ascoli». Guido Ruotolo definisce efficace lo strumento del Daspo: «al 30 giugno 2015 sono stati emessi 5040 provvedimenti di Daspo, quasi tutti relativi al calcio» ma anche con percentuali minime che riguardano tennis, automobilismo. Guido Ruotolo cita anche l’inchiesta della Procura di Torino sui rapporti tra la Juventus, gli ultras e questi e la ’ndrangheta per la gestione dei biglietti.

Sandro Ruotolo cita Bologna e i cori razzisti della curva Bulgarelli nel corso di Bologna-Napoli. «Non sono sfottò, è razzismo. Quando uno dice “io non sono razzista ma” vuol dire che è razzista». E anche lui fa un passaggio sulla morte di Ciro Esposito: «Conosco Roma, è stato un omicidio politico razzista, se andiamo a leggere il soggetto, Gastone De Santis, è un esponente dell’estrema destra». Ricorda la sera della morte di Ciro, la visita di de Santis alla madre di Ciro Esposito. «Mi venne la pelle d’oca, i calciatori hanno paura, se De Santis esprime il disagio dei calciatori, allora l’associazione giocatori deve intervenire e tutelarli».

Ruotolo evidenzia come sia importante fare attenzione all’uso delle parole. «Anche qui parliamo di clausole, di scadenze, di cose che non conosciamo, dobbiamo stare attenti». Anche lui fa un passaggio sull’inchiesta della Procura di Torino: «Noi esponenti del cosiddetto tifo intelligente dobbiamo batterci affinché siano rispettati i diritti di tutti e quindi batterci affinché nessuno paghi un biglietto 640 euro. Noi dobbiamo andare allo stadio per divertirci».

Per Claudio Botti: «Non è un problema di ordine pubblico, quello che succede in uno stadio purtroppo succede in ogni situazione. Non è una questione di ordine pubblico. Mi fa ridere quando si parla di Daspo, mi viene in mente la finale di Coppa Italia. Lo Stato italiano trattava con un signore arrampicato a una curva e quindici giorni dopo gli hanno dato il daspo». Per Botti l’inasprimento delle pene serve a poco e traccia un ponte tra il Te Diegum sorto a Napoli negli anni Ottanta e il Napolista. «Più dei Daspo, a mio avviso serve alimentare un modo diverso di discutere e vivere il calcio. Quella sera a Napoli, attorno a quel tavolo nacque qualcosa che poi ha lasciato il segno e il cui testimone da qualche anno a mio avviso è stato raccolto dal Napolista. Questo serve, parlare in maniera intelligente di calcio, vivere in maniera sana la passione che ci accomuna».

Del razzismo negli stadi, Claudio Botti dice: «Ci siamo anche stancati di parlare, il problema si risolve penalizzando in classifica le squadre ospitanti. Quella squadra perde la partita 2-0 a tavolino, fine delle trasmissioni. A che serve la chiusura di una curva? Interveniamo sulla classifica del campionato».

Vittorio Zambardino: «Ricordo un esperimento che facemmo al Napolista, abbiamo tentato di far passare il concetto che andassero puniti i club i cui pubblici scandivano cori razziali. Praticamente eravamo un moscerino, ci siamo trovati di fronte alla svalutazione di quest’evento. Lo stesso Caressa li ridusse a sfottò. Quel che ci mise in fuorigioco fu la posizione della curva B che gridarono “lavali col fuoco”. Quale conclusione ho tratto da questa esperienza? Dialoghi con questi pezzi di tifoserie non sono possibili, non c’è agibilità così come non c’è in Curva Sud. Si tratta di formazioni politiche, formazioni organizzate. Altra questione è la sproporzione dei media italiani nell’addebitare a Napoli, ai tifosi del Napoli ogni nefandezza. Se chiedeste a cento italiani, non tifosi del Napoli, sono certo che il Napoli sarebbe nella maggioranza delle risposte. Nell’immaginario c’è Genny ’a carogna, gli assalti agli autogrill, e invece non è così. È importante che esperienze come quelle del Club Napoli Bologna si sviluppino. Ricordo il 3 maggio, eravamo nella Tevere, c’erano ragazzi che avevano comprato biglietti a 90 euro e furono messi a tacere da un energumeno e nemmeno si ribellarono pur essendo in cinque».

Flaviano De Luca, giornalista: «C’è una sorta di pensiero unico televisivo che per fortuna non vale per il Napoli. Quando vado a vedere il Napoli in trasferta, mi colpisce che la metà degli ultras sono senza maglietta. Andammo a vedere Chelsea-Napoli, noi tifosi del Napoli eravamo discriminati perché il regolamento di Stamford Bridge dice che lo stadio può rifiutare l’ingresso ai tifosi di altre squadre. C’è una Sunday League, una Lega di chi gioca solo la domenica. Da amatori, con una passione ammirevole. In Inghilterra ogni giornata si trasmettono solo cinque partite, per le altre si guardano gli highlights come da noi negli anni Ottanta. Oggi le società di calcio sono contenitori che consentono agli imprenditori di fare giochi contabili. Si parla molto dei cinesi che hanno comprato l’Inter, forse il Milan e soprattutto Infront. Vorrei ricordare che il primo cinese che investì nel calcio italiano fu quello che acquistò la Palmese e poi scappò coi soldi».

Interviene un medico dalla platea: «Feci la fila di notte per i biglietti di Chelsea-Napoli, poi alle otto di mattina i gruppi camorristici – in presenza della polizia – ci soverchiarono e gli agenti ci dissero di andare a casa. Andai in Inghilterra e pagai ogni biglietto di tribuna 450 euro perché non venni tutelato dalla polizia a Napoli».

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  • Gianmario Borletti Buitoni

    Ma per piacere…Ciro Esposito è morto inseguendo in gruppo per linciare. E lo si vuole passare per “eroe” di ‘sto cazzo!

    • artemisia

      qui di “cazzo(ne)” ci sei solo tu ma questo già lo sai e te ne bei..

      • Gianmario Borletti Buitoni

        Solito utente che non sa cosa rispondere e la butta sul personale. Ciò non toglie che Ciro Esposito sia un eroe del CAZZO.

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