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L’agronomo della Lega dopo la visita al San Paolo: «Buttati via tre anni di lavoro»

L’agronomo della Lega dopo la visita al San Paolo: «Buttati via tre anni di lavoro»

Non si esauriscono, né si ridimensionano, le polemiche intorno alla situazione dello stadio San Paolo in seguito al concerto di Gigi D’Alessio. A rinfocolare la discussione ci ha pensato l’agronomo della Lega Serie A Giovanni Castelli, giunto fino a Napoli per un sopralluogo sul terreno di gioco. 

L’esito di questa visita è deprimente, e ne scrivono MattinoRepubblica. Secondo l’agronomo, non c’è paragone tra la situazione trovata quest’anno e quella dell’estate scorsa dopo l’evento live di Vasco Rossi: «Il concerto dell’anno scorso aveva causato pochissimi danni al campo, per questo il Napoli si era trnquillizzato. Vidi il manto erboso dopo quella esibizione e posso assicurare che le conseguenze erano pari al 5-10% di quelle che ho trovato oggi. Hanno fatto una cosa incresciosa: ci vorranno almeno due stagioni perché il terreno del Napoli torni come prima, ed è stato buttato via un lavoro di cura e manuntenzione lungo tre anni».

Ma, precisamente, cos’ha il San Paolo. Ce lo spiega Castelli: «Non ho mai visto un campo conciato così dopo un solo concerto. Sul prato, a parte la grande “U” di colore giallo dovuta alla mancanza di ossigenazione, ci sono profonde buche lasciate dai piloni che sorreggevano il palco ed evidenti segni del transito di mezzi pesanti, credo addirittura dei cingoli. Hanno lavorato come se fossero non in un campo sportibo, ma in un piazzale. Senza rispetto per la cosa altrui. Io non sono contrario ai concerti negli stadi, ma in questo caso ci sarebbe da prenderli a schiaffi, anche perché l’intervento di riparazione sta avvenendo troppo tardi».

La versione di Castelli viene minimizzata dal manager di D’Alessio, che spiega come questa situazione gli ricordi, invece, proprio quella dello scorso anno: «Il nostro agronomo, intervenuto pure l’anno scorso dopo il concerto di Vasco, aveva confermato che non c’erano grossi problemi, che la situazione era similare a quella del 2015. In effetti, a me pare di rivedere lo stesso film: tante polemiche, ma dopo quindici giorni tutto tornò a posto».

In realtà, la situazione sembra invece più avvicinabile a quella dell’estate 2012. Allora, il Napoli esordì in trasferta contro il Palermo e poi debuttò in casa contro la Fiorentina giocando su un campo in pessime condizioni. Una situazione che quest’anno potrebbe ripetersi? Risponde Castelli: «Sono preoccupato per l’eventuale esordio in casa, previsto per il 21 di agosto. La cosa da non fare ora è sovraccaricare un terreno già sofferente, sarebbe il colpo di grazia. Per questo, il torneo con mille bambini che si sarebbe dovuto svolgere qui è altamente sconsigliabile (era inizialmente previsto a fine maggio, poi è stato spostato. Ma c’è un giallo: alcune scuole calcio non sarebbero state avvisate) in vista delle amichevoli estive e dell’inizio della stagione. Eppure, la situazione non è irrecuperabile: i danni sono di qualche decina di migliaia di euro, e se ne farà carico l’organizzazione di D’Alessio. Per fortuna, l’erba del San Paolo (una varietà denominata “Bermuda”) è in grado di rigenerarsi velocemente e di sostenere anche temperature torride. Quindi, potremmo anche farcela per l’inizio della stagione. Ma dimentichiamoci per un po’ il campo a cinque stelle che avevamo nelle ultime stagioni: per poterlo rivedere, bisognerà attendere almeno il 2018». Come si dice: oltre il danno, la beffa.

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