Il Corriere della Sera applaude la sentenza per Ciro: «Da oggi i bambini possono tornare allo stadio»

Il Corriere della Sera applaude la sentenza per Ciro: «Da oggi i bambini possono tornare allo stadio»

Ne è passato di tempo da quel maledetto 3 maggio e dai giorni immediatamente successivi, quando i colpevoli sembravano lo stesso Ciro Esposito – seppure ferito a morte in un letto d’ospedale – e il famigerato Genny. Ne è passato del tempo, due anni, contraddistinto dalla forza della famiglia che è riuscita a riportare anche il giornalismo sui binari della realtà e a indirizzarlo al racconto e alla ricerca della verità. All’indomani della sentenza che ha condannato De Santis a 26 anni di carcere per omicidio volontario, la Gazzetta e il Corriere della Sera scrivono di una pena che segna un prima o dopo nei delitti da stadio. 

Di “pena esemplare” scrive Alessandro Catapano sulla Gazzetta dello Sport. Catapano è stato probabilmente il primo quotidiano nazionale a dare credito alla famiglia di Ciro Esposito anche se tutto remava in direzione contraria alla loro: napoletani e inoltre di Scampia. “Ciro Esposito – scrive – meritava giustizia e giustizia, come ha riconosciuto la mamma, ha avuto. Finalmente, si dirà. Mai prima di ieri, infatti, un delitto da stadio aveva «meritato» tanti anni di detenzione”. “La condanna di Daniele De Santis è senza precedenti”. Catapano si chiede se “la condanna di ieri, oltre a poggiare su solide basi giuridiche, non risponda alle aspettative di un’opinione pubblica mai così sensibile all’argomento «sicurezza negli stadi (e dintorni)» e non contenga un avviso agli ultrà più violenti: non riprovateci, qui non si scherza più. Del resto, l’ultimo episodio di follia è vecchio di appena quattro giorni: due malcapitati che festeggiavano il compleanno in un bar a pochi chilometri dall’Olimpico accoltellati dopo la finale di Coppa Italia dagli ultrà milanisti, senza un perché. Rispetto a Ciro Esposito, sono stati solo piu? fortunati”.

Ancora più esplicito il commento del Corriere della Sera. “Da oggi i bambini possono tirare un sospiro di sollievo, per esempio dormire tranquilli se i loro papà promettono «se studi, domani andiamo alla partita». Ci vadano, fiduciosi, felici, troveranno sulla loro strada un teppista da stadio in meno”, scrive così Daniele Dallera. “Si prenda atto di una svolta, si accolga una pena severa, che non intende essere esemplare, perché la giustizia non deve impartire lezioni, ma sentenze ben motivate, giustificate dal reato commesso e dal danno recato”. “Da oggi chi va allo stadio armato di coltelli, mazze, pistole, deve sapere che se userà questi mezzi, che rappresentano solo odio, troverà sulla sua strada prima le forze dell’ordine pronte ad intervenire e poi un giudice deciso a rinchiuderlo là dove è giusto, per anni e anni. Basta con la frustrazione dello sportivo, del tifoso innamorato e leale che dopo 1-2-3 daspo rivede, magari seduto accanto allo stadio, quel teppista che pochi mesi prima aveva accoltellato un rivale. Lo stadio torni ad essere luogo di passione, teatro ospitale anche per bambini, nemico invece degli orchi ingordi di violenza, che nulla hanno a che vedere con gli ultrà. Questi, quelli veri, allo stadio ci vanno con la bandiera, non con coltello e pistola”. 

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