La Germania e il razzismo: «Boateng? Non lo vorremmo come vicino di casa». Poi le scuse

La Germania e il razzismo: «Boateng? Non lo vorremmo come vicino di casa». Poi le scuse

La Germania, che prepara gli Europei da affrontare come favorita d’obbligo dopo il titolo mondiale vinto in Brasile, fa i conti con problemi politici piuttosto che tecnici. Negli ultimi giorni, infatti, si è parlato più di razzismo che di calcio giocato in relazione alla selezione di Joachin Low, che esordirà il prossimo 12 giugno sfidando l’Ucraina.

Nel mirino delle critiche, questa volta, le parole rivolte da Alexander Gauland, esponente del partito AfD (partito euroscettico di destra), a Jerome Boateng: «Ai tedeschi piace come calciatore, ma non vorrebbero averlo come vicino di casa». Subito dopo l’uscita piuttosto infelice, è subito arrivato un comunicato di scuse da parte del politico che affermava di non aver voluto offendere in nessun modo il calciatore del Bayern, di madre tedesca e padre ghanese. Nonostante la marcia indietro, puntuali i commenti di biasimo da parte dell’intero ambiente tedesco, dalla politica allo sport. Significativo il tweet lanciato da Benedikt Howedes, compagno di nazionale di Boateng, che scrive di come «sia necessario avere vicini di casa come Boateng se si vogliono vincere dei titoli nel calcio».


È il secondo caso di calcio e razzismo, in Germania, durante questa marcia di avvicinamento agli Europei francesi. Poche ore prima, infatti, si era scatenato un vero e proprio ciclone mediatico a causa del caso-Kinder. E per Kinder, ci riferiamo davvero alla famosa casa produttrice di dolciumi. Per l’imminente avvio del torneo continentale, l’azienda ha creato una campagna ad hoc per la Germania sulle confezioni delle famose barrette, facendo alternare lo storico “faccione” Kinder con diverse foto di ragazzini. 

La particolarità della campagna pubblicitaria era ed è quella di inserire sulle confezioni le foto di alcuni dei calciatori della nazionale da piccoli. Tra cui, proprio Jerome Boateng e Ilkai Gundogan (nella foto sopra). Una scelta evidentemente non capita né tantomeno condivisa da Pegida, movimento anti-islamico radicato in Germania. Sul suo profilo Facebook, il gruppo di attivisti si è infatti chiesto se questa nuova scelta della Kinder fosse «uno scherzo», ignorando la totale dimensione sportiva della famosa azienda italiana, costola della Ferrero. Una campagna simile fu avviata anche per il Mondiale 2014, ma evidentemente i tempi sono cambiati. In peggio. Ce l’ha mostrato anche Alexander Gauland con le sue parole non proprio gentili nei confronti di Boateng. E con la sua eloquente, quanto immediata, marcia indietro. 

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  • Zed Er

    si può dire di un bianco ma non di un nero…
    che periodo di merda per vivere !!!

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