ilNapolista

Raffaele da Bruges: «Guardo il Napoli dalla curva V, virtuale. L’amore per il viaggio me lo hanno insegnato le trasferte con il Napoli»

Raffaele da Bruges: «Guardo il Napoli dalla curva V, virtuale. L’amore per il viaggio me lo hanno insegnato le trasferte con il Napoli»

Bruges, Belgio, uno dei gioielli del Nord Europa. Il centro storico è patrimonio dell’Unesco, pub e bistrot si alternano a splendidi monumenti come la Torre della campana, una bellissima architettura medievale incastonata in un dedalo di canali le han guadagnato il soprannome di ‘Venezia del Nord’. Immersa nelle Fiandre, Bruges è la capitale della birra trappista e della cioccolata, dove le cozze (mules) vengono servite in tutti i modi e dove è ottimo lo ‘stoofvlees’, spezzatino di manzo marinato nella birra scura e stufato con cipolle, zucchero di canna e aromi. È qui che vive Raffaele Mascolo, quarant’anni appena compiuti, single, laureato in Ingegneria meccanica e Construction Manager per una società italo-argentina che realizza impianti di Oil&Gas. Nato a Nola e cresciuto a Casamarciano, ai tempi dell’Università Raffaele ha vissuto a Napoli, a Fuorigrotta. Nel 2006 è emigrato a Milano, dove si trova la sede italiana della società per cui lavora. Dopo brevi periodi di permanenza in Inghilterra, Olanda, Spagna, Arabia Saudita, Iraq ed Emirati Arabi, nel giugno 2015 è approdato in Belgio. A Milano, però, ha mantenuto la residenza: «Ci torno ogni paio di mesi. Ritiro la posta e incontro qualche amico».

Bruges al centro dell’Europa: «In due ore di macchina sei dappertutto e questo soddisfa la mia voglia di scoprire tutto ciò che c’è di bello intorno, la passione del viaggio, a cui mi porta il mio lavoro ma che ho imparato seguendo il Napoli in trasferta: Gent e il suo stadio bellissimo, Anversa, la capitale dei diamanti; a due ore di treno c’è Parigi e a meno di 100 km Calais, dove puoi prendere il treno sotto la Manica e in un’ora essere al centro di Londra; a 200 km Rotterdam. Sono vicinissime anche Amsterdam e Den Haag con il museo dov’è il mio quadro preferito, ‘La ragazza con l’orecchino di perla’».

Raffaele ha seguito il Napoli sin da piccolo, in Italia e all’estero: «Il ricordo più bello che ho è la trasferta a Stoccarda per la finale di Coppa Uefa. Tredici ore di pullman all’andata e altrettante al ritorno per poche ore al Neckar Stadion. L’emozione e la gioia di quel giorno non hanno prezzo, lo rifarei ancora mille volte ». Al San Paolo ha vissuto l’era dello scudetto e di Maradona: «Erano gli anni in cui se eri iscritto ad un Club Napoli potevi entrare gratis con lo striscione del Club e in cambio dovevi solo sacrificare l’intera domenica: si entrava alle 10.30 di mattina per essere in prima fila e conquistare uno spazio visibile per lo striscione. Si stava ore all’interno dello stadio in attesa della partita e intanto ti godevi ogni attimo». Da quando vive all’estero torna al San Paolo meno spesso. L’ultima volta è stata alla fine dello scorso campionato, Napoli-Cesena 3-2 con doppietta di Mertens. «Ho trovato uno stadio molto trascurato con pochissima attenzione ai servizi. Mi fa rabbia, perché in paesi con meno storia calcistica si trovano gioielli di architettura sportiva che amplificano lo spirito competitivo delle società. Ormai gli stadi non sono più solo luoghi di sport, ma strutture in cui si riflettono opportunità commerciali, si programmano avvenimenti sociali e si catalizzano idee. In questo periodo di crisi economica e di valori socio culturali dovrebbero essere salvaguardati».

Di Napoli gli mancano l’aria, il mare e la famiglia, che ritrova appena può, ogni due mesi circa e nelle feste comandate. Da buon campano parla del caffè come di un rito anche all’estero: «Non si comincia una giornata in cantiere senza un caffè fatto con la moka e non si finisce una cena in un risto-pub senza chiedere un ‘very very short espresso, but very short!’». Il luogo che ha nel cuore più di tutti è Fuorigrotta, per via dei ricordi universitari: «Eravamo stipati in 300 nelle aule al seminterrato del Biennio, i professori ci dicevano che eravamo degli incoscienti a voler affrontare un corso di studi dove solo pochi ce l’avrebbero fatta. Ricordo i parcheggiatori abusivi che ci esortavano a non mollare, ma soprattutto ricordo gli occhi di mia madre quando ho discusso la tesi». E comunque, racconta, «il giovedì, anche prima dell’Università, Fuorigrotta era una meta sacra perché c’era il Napoli di Maradona che si allenava a porte aperte al San Paolo».

Racconta che all’estero è naturale associare un napoletano al sole, a Pompei, alla pizza, ma anche a Maradona e al San Paolo: «In Arabia Saudita mi è capitato parlare di Napoli con uno di Dammam, ai confini col Kuwait. Appassionato di calcio estero e tifoso del Milan decantava le gesta della Ma.Gi.Ca.».

A Napoli, che definisce caotica, ribelle, incompiuta, ma anche passionale e generosa, tornerebbe a vivere immediatamente, per amore della famiglia, dei nipoti, della cultura e delle abitudini: «Lascerei lavoro e prospettive subito, ma cerco di non pensarci e di concentrarmi su qualcosa per cui ho lottato e che mi sono conquistato a suon di sacrifici e duro lavoro».

La partita la guarda a casa, a Bruges, grazie al servizio Eleven11 di Proximus, una sorta di Sky via cavo: «La telecronaca è piuttosto blanda rispetto a quella cui siamo abituati in Italia. Si sentono di più le voci, i cori e i commenti live dal campo e dagli spalti. In Belgio e in Francia ho incontrato ammiratori locali di Decibel Bellini, per dirne una, proprio grazie a questo canale». Raffaele ci informa che il telecronista belga da Napoli è Koen Voerbert: «Il commento è così sintetico che mi sembra di essere in curva B». Mentre parla con noi è collegato via whatsapp con altri tifosi napoletani sparsi tra Polonia, Italia, Francia e Belgio. La definisce la sua curva virtuale, “la curva V”, una curva che esulta in coro al gol di Lorenzo e che poco dopo si mangia le mani via etere per il rigore quasi parato da Reina. Il gol di Hamsik lo fa saltare dal divano: «Non credevo entrasse nell’azione, ci ha creduto! Grande Marek . Il rigore non c’era, il gol ci voleva, giustizia è fatta». Nell’intervallo ne approfitta per caricare la lavastoviglie. Alla ripresa un brivido gli percorre la schiena nel sentire Koen che ripete «quella parola che finisce con  ‘detto’… forse in flemish vuol dire qualcosa tipo ‘quant’è bello il campionato italiano», sorride. Quando entra Mertens inneggia al ‘Belgio in campo’.

Finisce a cantare insieme alla curva implorando che finisca presto. L’arbitro lo accontenta, vinciamo. «Sono Napolipatico (tifopatico sembra una malattia): il risultato della partita del Napoli incide sull’umore della settimana lavorativa/relazionale!». Raffaele è pronto per la serata: uno sguardo alla classifica, qualche commento in rete, e un po’ di lettura della biografia di Putin. «Siamo sempre secondi e a un punto dal primo posto». Il sogno continua.

ilnapolista © riproduzione riservata