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Un mese fa Luca De Filippo organizzò un convegno per i ragazzi di Napoli a rischio e la dimenticata legge Eduardo

Un mese fa Luca De Filippo organizzò un convegno per i ragazzi di Napoli a rischio e la dimenticata legge Eduardo

(È scomparso, a 67 anni, Luca De Filippo, figlio del grande Eduardo, regista e attore teatrale, indimenticabile Tommasino in Natale in Casa Cupiello. Lo ricordiamo sul Napolista con un articolo scritto meno di un mese fa in occasione di un convegno organizzato dalla Fondazione Eduardo De Filippo a sostegno dei ragazzi disagiati.) 

Villaggi giovanili, villaggi dell’artigianato, recupero delle arti e dei mestieri di tradizione popolare, e poi lavoro, lavoro, lavoro. Che aiuta a resistere, resistere, resistere. Eduardo De Filippo, il ragazzo che aveva trascorso gli anni della gioventù sulle tavole sconnesse dei teatri dove si esibivano i genitori, si impegnò, da senatore, in una nobile battaglia per dare una mano ai ragazzi che non ce l’avevano fatta, ma della “sua” legge, la legge “Eduardo”, è rimasta solo la briciola di Nisida che, comunque, è una gran bella cosa, grazie alla straordinaria abilità (sorretta da altrettanta passione civile) del direttore Guida. Di tutto il resto, cioè della vera sostanza del progetto, non c’è più traccia: parole, promesse, poi il silenzio, l’inerzia, il «pensiamo a cose che hanno più sugo per noi» che ha distrutto l’Italia divorata dalla corruzione.

E allora, trent’anni dopo lo sconsolato FUITEVENNE che certificò la sconfitta, Luca suo figlio, che è tenace come il padre, è partito dal trionfo dell’inerzia e della società immobile – definizione questa sì azzeccata di Aurelio De Laurentiis – per lanciare un altro appello: “Date ai ragazzi di Napoli almeno l’ex istituto Filangieri, attrezziamolo per ospitarli e per insegnare loro un lavoro, vedrete che se faremo bene dopo sarà tutto più facile”. Il convegno che per due giorni si è svolto alla sala dei Baroni è partito da questa nuova speranza e, ci auguriamo, ha lasciato un segno in chi deve decidere. Una bella idea, insomma, e una proficua carrellata di buoni propositi, ma a Napoli anche la strada delle buone intenzioni è lastricata di buche e ce lo hanno ricordato due uomini di sport, due pellacce dure: Davide Tizzano, oro olimpico a Seul e Atlanta ora vice presidente della Federazione di canottaggio e della Canottieri Napoli, e Gianni Maddaloni. Due testimonianze esemplari: il manager venuto dal niente, che ha fatto vestire il kimono a quasi tutti i ragazzi e le ragazze di Scampia e ha insegnato loro che nella vita bisogna lottare come si fa sul tatami: pronti a tutto per vincere ma con lealtà, senza barare al gioco. Come, invece, si fa e Maddaloni lo ha detto con la schiettezza che lo contraddistingue: «È vero che la Star Judo Club, la mia società, riceve aiuti sostanziosi ma non sempre a noi arriva tutto quello che ci è stato destinato». Attimo di smarrimento in chi ascolta, ma l’esempio arriva subito: «Si raccolgono, grazie alla bontà degli italiani, circa due milioni di euro, ma a noi ne arrivano solo 200mila: perché, così poco per Scampia»?

Perché? L’interrogativo potrebbe scioglierlo il premier Matteo Renzi, dice ancora Maddaloni, «che ci ha concesso la caserma Boscariello nella quale ospiteremo quattro ambulatori gratuiti, quattro palestre e una serie di attività per i bambini e per tutta la famiglia. È un progetto salvavita per il mio Centro, grazie alla ministra Pinotti, ma per realizzarlo è necessario che Renzi si impegni a trovare uno sponsor: servono cinque milioni e l’Eni potrebbe regalarli ai ragazzi della periferia napoletana che a parole tutti dicono di voler bonificare». E su questa falsariga Davide Tizzano ha citato l’esempio virtuoso degli sport “poveri” come il canottaggio che a Formia e Piediluco ha realizzato strutture che consentono agli atleti da nazionale di fare sport, ma anche di studiare.

Siamo al punto cruciale: uscire dal vago, parlare con lingua diritta, cioè utilizzare per fini nobili i fondi europei e far tornare di attualità la creazione del Villaggio Filangieri come voleva il “padre nobile” della legge che porta il suo nome: «Parliamo di migliaia di giovani e del loro futuro, disse Eduardo, il Senato dovrebbe prendere a cuore la riparazione della barca Italia che fa acqua da tutte le parti». Trent’anni dopo, cioè ora, il Senato è stato cancellato, ma, come hanno detto gli esperti stranieri intervenuti al convegno del Maschio Angioino, l’Europa è pronta a dare una mano: non respingiamola.

Chiudiamo con un ricordo personale. Che risale ad anni lontani, probabilmente a ridosso della legge per i minori a rischio. Intervistai Eduardo nella sua casa del parco Carelli a Posillipo, parlammo di teatro, di pittura – quando arrivammo stava ridando luce con una patata spaccata a metà ai colori di un quadro che rappresentava una festa a Largo di Palazzo – ma al centro di tutti i suoi pensieri e di tutte le sue risposte c’erano gli scugnizzi che annegano nella malavita. Era la sua ossessione, facciamo in modo che diventi, sei lustri dopo, la sua ultima vittoria.  
Carlo Franco

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